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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Fobia: definizione, categorie e trattamento psicoanalitico

La fissazione come stallo spazio-temporale fatto di angoscia, immobilità, paralisi e repulsione

Quando siamo assaliti da un’angoscia montante, prima ancora di prenderne coscienza e, a maggior ragione, di individuarne le cause autentiche del suo insorgere, potremmo essere indotti a costruire una “fissazione”, come la si chiama nel linguaggio comune, e ad aggrapparci ad essa come ad una zattera, per salvarci dalla catastrofe imminente. Fissazione evoca lo stallo spazio-temporale, e, in effetti, la persona che ne è afflitta vive una condizione di immobilità, di paralisi.

La “fissazione” del fobico consiste nel concentrare su un oggetto repulsivo la convinzione che sia esso la causa del suo turbamento.

Fobia e paura

Fobia significa paura. La paura però è un’emozione che ha lo scopo di farci individuare un pericolo che possiamo affrontare in tanti modi, ma di cui, soprattutto, possiamo liberarci grazie alla conoscenza di esso, alle esperienze che accumuliamo e alla critica a cui si fa sottoporre. La fobia, di contro, provoca un’angoscia irrazionale. Insorge dallo scontro con un ostacolo che abitualmente, secondo il buon senso, non dovrebbe provocare alcun timore e che invece nel fobico si presenta come insuperabile. Ciò avviene nonostante il fobico stesso possa riconoscere razionalmente l’inconsistenza del pericolo.

Le categorie delle fobie

Le fobie vengono nominate a seconda dell’oggetto che scatena (più correttamente rivela) l’angoscia. Tutte le fobie ricadono in due categorie più ampie, a seconda del tipo di repulsività che suscitano: minaccia o contaminazione. Possono riguardare lo spazio come l’agorafobia che assale chi ne soffre nei luoghi aperti ed il suo opposto, la claustrofobia. Possono provocare angoscia i luoghi affollati o i luoghi alti e scoscesi, ovvero l’acrofobia che viene spesso scambiata con il disturbo neurologico della vertigine. Minaccia o contaminazione, sono poi attribuibili a piccoli animali, insetti, uccelli e alla sporcizia. Quest’ultima è denominata cuprofobia e per chi ne è affetto un piatto non sarà mai abbastanza pulito né le mani sufficientemente lavate.

La scelta dell’oggetto fobico può essere inizialmente casuale o determinata da un’antica esperienza sgradevole. E’ il significato simbolico di tale oggetto, che assume un particolare rilievo nel mondo interno del paziente, che la psicoanalisi è in grado di individuare.

La psicoanalisi per superare le insicurezze e la repressione

Il fobico grazie alla cura può affrontare la condizione di insicurezza, di difficoltà a separarsi, di sensi di colpa riguardanti la propria autonomia che spesso presenta. L’analisi di un fobico porta sovente a rivelare profonde insicurezze rispetto al funzionamento del proprio corpo e della propria emotività. Il fobico sposta tale insicurezza e la declina come una costante preoccupazione per il suo operato. Ad esempio, una giovane madre può sviluppare la fobia per i coltelli per timore di cedere all’impulso irrazionale di uccidere il proprio bambino. Vive, come è facile immaginare, una penosa condizione di orrore di sé e di colpa. Un trattamento analitico potrebbe aiutarla a individuare quali siano i vissuti profondi all’origine della colpa ovvero cosa le faccia temere così intensamente la propria impulsività, i disordini provocati dagli istinti, il timore di un esito catastrofico alla prospettiva di liberare i propri desideri.

In sintesi un trattamento psicoanalitico può permettere di affrontare l’insicurezza e la repressione che si celano nel fobico, aiutandolo così a liberarsi dalle costrizioni a cui si obbliga nel vano tentativo di scongiurare la sua angoscia.

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