skip to Main Content
Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Nevrosi ossessivo-compulsiva

di Giacomo CalviCosa-curiamo-depressione-ritiro-sociale-disturbi-comportamento-fobia-attacco-panico-dipendenza-cmp-centro-milanese-psicoanalisi-13

La Nevrosi Ossessivo-Compulsiva (a cui oggi alcuni autori preferiscono la denominazione Disturbo Ossessivo-Compulsivo, DOC), è un altro modo di tentare, disperatamente e inesauribilmente, di tenere a bada l’angoscia, che porta alla paralisi. Così come il fobico concentra in un oggetto repulsivo contaminante la perturbazione avvertita, e così facendo cerca di distanziarla da sé, “la fissa”, analogamente l’ossessivo inciampa dentro di sé in un’immagine che si è “fissata”. Entrambi permangono in un’attesa senza sbocco, in una pre-occupazione che li costringe ad astenersi dall’occupazione, in un’eterna anticamera che blocca l’accesso ai luoghi dove si svolge l’esistenza.

Sigmund Freud e la definizione di nevrosi ossessivo-compulsiva

E’ stato Sigmund Freud, nel 1894-95, ad isolare questa particolare forma di disagio, ipotizzando i meccanismi psichici sottesi ad esso e indicandola come una forma elettivamente adatta al trattamento psicoanalitico.

Ossessione indica un’idea, un pensiero o una concatenazione di pensieri, che si forma nella mente per placare l’ansia. Un ritornello che diviene autonomo e di cui il soggetto diventa schiavo, sempre più incapace di liberarsene, costretto com’è a continuare inutilmente a ripeterlo o meglio, a “sentirselo” ripetere. Un po’ come quel motivetto che mi frulla nella testa.

Compulsione è un comportamento che scaturisce in maniera analoga a quanto detto per l’ossessione. Un rituale a cui, pur riconoscendone l’inutilità, il soggetto non può sottrarsi.

Nel linguaggio comune vengono chiamate “manie” (termine che però in psichiatria ha tutt’altro significato) i comportamenti che l’ossessivo è costretto ad assumere. Tipicamente si sviluppano nell’area del controllo (“avrò chiuso il gas o la porta di casa?” “Sì, l’ho appena fatto” “Proprio sicuro? Meglio tornare a controllare”. E daccapo fino allo sfinimento).

Un’altra area è quella del contare e ricontare, mai sicuri del risultato rosi dal dubbio.

Un’altra ancora riguarda il timore della contaminazione, da cui la costrizione a lavarsi e rilavarsi ed evitare tutta una serie di contatti.

Infine, l’area dell’ordine: le suppellettili nella casa, gli oggetti sulla scrivania, gli abiti riposti negli armadi, il modo di apparecchiare la tavola e così via, non devono mai essere spostati, devono seguire un protocollo inviolabile e per questo il soggetto si adopera in modo estenuante a passare in rivista ogni cosa come un generale i suoi battaglioni. Ogni minima variazione annuncia l’angoscioso incombere del pericolo e lo costringe pertanto a un riordino continuo.

Il rito nella nevrosi

Questa nevrosi è più comprensibile se ci si ricorda quando da bambini ripetevamo la filastrocca per tranquillizzarci, giocavamo a non calpestare le vie di fuga tra le piastrelle (le righe), immaginavamo nessi tra eventi totalmente indipendenti (se vedo un’auto a targa pari accadrà o non accadrà questo o quell’evento desiderato o temuto) rituali escogitati per tentare di controllare l’ingresso in un mondo che, ad un certo stadio di sviluppo del bambino, appare improvvisamente oscuro e minaccioso e per affrontare un futuro che si rivela nella sua incertezza. La parola rito non può non far pensare a tutta quella serie di azioni magiche che l’uomo ha da sempre escogitato per propiziare o scongiurare gli eventi e la parola scongiuro ci permette di cogliere quanto di questa nevrosi ci sia nella superstizione, quanto più questa è avvertita come fonte di coercizioni.

Anche alcune forme di tic possono essere considerate come una forma di compulsioni. Strizzare l’occhio, toccarsi una parte del corpo, schioccare la lingua o alzare una spalla: comportamenti originati da un’iniziale ragione ormai perduta che persistono come automatismi.

Allo psicoanalista la mente del paziente con questi sintomi appare abitata da un Io schiacciato, limitato, costretto in uno spazio angusto, in quanto oppresso da un’istanza particolarmente severa, avara d’amore, che impone il controllo asfissiante di impulsi, desideri, fantasie e che minaccia con angosce depressive o di frammentazione. La repressione che caratterizza questi pazienti è all’origine dei sintomi a cui si è accennato che si sviluppano con lo scopo di costruire una serie di barriere magiche, un protocollo di comportamenti, un labirinto di scongiuri, di cui lo psicoanalista cerca di trovare il filo di Arianna con cui procedere assieme al paziente verso la libertà.

Scopri Cosa Curiamo

Leggi gli articoli:

Back To Top