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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Svelare l’enigma della psicosi

di Maria Antoncecchi

Sabato 27 ottobre si è svolta a Milano, alla Casa della Cultura, la presentazione del libro di Franco de Masi “Svelare l’enigma della psicosi. Fondamenti per una terapia analitica”. Il libro s’interroga sull’origine della psicosi e sulle sue prospettive terapeutiche esaminando i numerosi contributi psicoanalitici da Freud fino ai post-kleiniani e presenta, nella seconda parte, in modo  approfondito e dettagliato, un caso clinico durato 20 anni attraverso il quale  l’autore  mostra  la sua tecnica e il suo pensiero.

Alla presentazione del libro sono intervenuti insieme all’autore Antonello Correale, psichiatra, membro ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e Filippo Maria Ferro, psichiatra, già direttore della cattedra di Psichiatria dell’Università di Chieti. I relatori sono stati introdotti da Giuseppe Craparo docente di psicologia clinica e psicoterapeuta.

Il primo intervento di Antonello Correale  mette l’accento sulla “poderosa opera di sintesi” che De Masi ha compiuto contribuendo, con  chiarezza espositiva, sia allo sviluppo della teoria psicoanalitica delle psicosi sia all’ approfondimento dell’aspetto clinico.

Correale concorda con l’autore sulla centralità della sensorialità e su come la mente produca visioni sensoriali decontestualizzate che s’impongono (in modo allucinatorio) al soggetto che si ritrova a vivere un’esperienza estraniante. Il delirio, sostiene Correale, diventa un tentativo di ordinare, una spiegazione, una contestualizzazione a un dato sensoriale che si presenta come assoluto e di cui il paziente non capisce la provenienza. La tensorialità eccessiva, come mostra De Masi nel suo libro, porta alla grandiosità, alla suggestione mistica, alla convinzione dell’esistenza di una presenza, di un’entità esterna capace di influenzare la  mente del paziente. Il delirio s’impone in modo tirannico e implacabile sulla parte sana disgregandola.   L’altro punto nodale del libro, prosegue Correale, è l’aspetto di suggestione seducente che la parte psicotica esercita sulla parte sana che essendo fragile e delicata finisce con l’essere tiranneggiata . Correale pone la questione se le due parti, sana e psicotica, siano inconciliabili e se sia possibile costruire dei ponti tra le due. Si chiede se il compito del terapeuta sia solamente quello di mettere in guardia la parte sana dalla potenza della parte psicotica. In accordo con De Masi, Correale non ritiene possibile guarire la psicosi ma si può fare un lavoro terapeutico per circoscriverla, arginarla e contenerla. Come dice Freud in “L’Io e l’Es” tra il conscio e l’inconscio bisogna costruire i gradini intermedi in modo che l’inconscio non sia apocalittico ma possa essere storicizzato. Il relatore tiene a ricordare che lo psicotico ha un bisogno spasmodico di trovare una presenza reale che faccia da contenitore alla sua confusione altrimenti c’è il rischio di un aumento della sensorialità .

Una questione importante che secondo Correale il lavoro di De Masi pone in evidenza è la necessità di utilizzare il transfert nella relazione terapeutica senza interpretarlo. Conclude proponendo l’idea che il “rifugio” possa essere inizialmente una difesa, un tentativo di fronteggiare una crisi della presenza che diventa, successivamente, talmente potente da diventare uno stato, una struttura.

Il secondo intervento è di Filippo Maria Ferro che rileva come Franco De Masi abbia dato un contribuito costante al tema delle psicosi e che la sensazionalità del libro si evidenzia nella ricostruzione dell’analisi di un caso clinico in modo preciso ed esaustivo. Condivide la riflessione di De Masi riguardo alla psicoanalisi che ha affrontato il discorso delle psicosi in modo analogo a quello delle nevrosi, errore che, secondo il relatore, si riscontra anche oggi.

Un merito del libro è di aver indagato il momento in cui la psicosi fa irruzione, cioè quando avviene un crollo strutturale determinato, molto spesso, da situazioni critiche o di passaggio.  Si tratta di persone che hanno un equilibrio precario e che in determinati momenti della vita possono sviluppare una situazione psicotica. L’irruzione precisa Ferro è l’inizio ma anche la fine di un processo cominciato prima e necessita di un intervento rapido se si vuole aumentare la possibilità di integrazione. De Masi ha capito che nella prima fase c’è un copione preciso che si ripeterà e che spesso è accompagnato da sogni che annunciano la crisi.

E’ importante, rileva Ferro, che il dialogo tra le parti, sana e malata, si attivi la prima possibile per ottenere un’integrazione almeno parziale. Ferro distingue situazioni di carenza strutturale e situazioni in cui avviene la costruzione di un mondo sensoriale che diventa alternativo a quello reale.

DE MASI interviene spiegando che la domanda fondamentale è: come nasce il ritiro nella sensorialità? L’autore pensa che alcuni bambini costruiscano un mondo sensoriale, artificiale che assume lo stesso valore del mondo reale. E’ un mondo gratificante nel quale non si sviluppano né le emozioni né l’aggressività necessaria per vivere, un mondo che modifica l’intera personalità. Il paziente psicotico subisce una trasformazione senza saperlo, un processo che avviene al di fuori della consapevolezza e che gli fa credere di essere influenzato da un’entità esterna. Bisogna ricordare che sono pazienti che hanno un falso sé e che è importante lavorare per rafforzare e sviluppare la parte sana.  De Masi approfondisce il tema del ritiro e della capacità del mondo sensoriale di cancellare il mondo reale. A proposito di questo sottolinea che il rifugio sensoriale non è una difesa ma una struttura destinata a svilupparsi.

L’autore ribadisce inoltre come sia importante non interpretare il delirio e non interpretare il transfert altrimenti l’analista rischia di essere inglobato nel delirio. Ritiene che i pazienti cronici siano stati conquistati dal delirio e creino continue allucinazioni illusorie. L’eccesso di sensorialità e la mancanza di contatto con le emozioni favoriscono col tempo un processo di deterioramento mentale .

La giornata si è chiusa con alcuni interventi che hanno premesso ai relatori di chiarire ulteriormente le problematiche che l’enigma della psicosi comporta sia per gli psicoanalisti sia per tutte le persone che lavorano con i pazienti psicotici anche nelle istituzioni.

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