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Notizie dal divano

Perché la guerra oggi?
di Monica Bomba e Sergio Anastasia

Siamo tutti costernati dall’esplosione della guerra. I colleghi ucraini ci hanno raccontato quel che si sente nei telegiornali, ma che detto da persone a noi care fa anche più paura: “ci siamo svegliati oggi a Kharkiv a causa del rumore delle bombe”.
Non è facile immaginare cosa stiano vivendo gli abitanti dell’Ucraina, come sia svegliarsi sotto un attacco così violento e così difficile da comprendere. Anche i colleghi psicoanalisti russi hanno fatto sentire la loro voce e solidarietà e la disperazione per un’azione così malvagia del presidente e dell’establishment della loro nazione.

Vorremmo usare questo spazio per proporre qualche pensiero in merito, dal punto di vista psicoanalitico.

“Perché la guerra?”, si domanda Freud nel 1915. L’uomo nasce con istinti che sono in una logica di contrapposizione: verso il sé e verso l’altro. Se non siamo consapevoli dell’innata tendenza a vivere pulsioni distruttive, con moralismo siamo portati, osservando il nostro e altrui comportamento, a ipotizzare che alcuni esseri umani siano buoni, bravi e gentili, mentre altri no. E questo inevitabilmente conduce al negare la possibilità che esistano il male, la violenza, la sopraffazione, il razzismo e la guerra. Un’idea che permette di mantenere viva un’illusione e di volgere lo sguardo altrove.
Al contrario, questi istinti muovono tutti noi in egual modo e per trasformarli in energia e aggressività sana, a favore della vita anziché della morte, sono necessari il desiderio, la speranza e la fiducia.

A differenza di Freud, che viveva da vicino, in prima persona, la persecuzione degli ebrei e la violenza delle grandi guerre, noi abbiamo la storia che ci dovrebbe aiutare a comprendere il presente. Allora oggi potremmo chiederci: “perché la guerra proprio adesso?” Perché Putin ha scelto questo momento per la sua invasione: ragioni economiche? Perché la NATO si stava avvicinando troppo? Una guerra fredda mai finita?
Qui non ci azzardiamo a commentare le ragioni geopolitiche, ma possiamo però intravvedere e sì articolare un pensiero in merito a quanto sta accadendo provando a considerarlo una ripetizione (voluta e colpevole) di un trauma inferto al cuore dell’Europa nella Seconda guerra mondiale.
Usciamo da due anni di grandi sofferenze, morti, povertà che hanno colpito il mondo intero e che hanno inasprito gli animi. È quando le masse sono in balia di questi malumori che uomini di potere possono prendere il sopravvento e presentarsi al mondo come dittatori di ferro, capaci di qualsiasi efferatezza, incuranti dell’inevitabile impoverimento del proprio stesso paese, pur di affermare il proprio dominio.

Quando le persone sono prive di speranza, di fiducia e di desiderio non possono riuscire a trasformare gli impulsi aggressivi in altri più altruistici e socialmente accettabili. E questo li può spingere a cercare un leader forte, inflessibile, che prometta loro protezione, potenza e rivincita, dittatori capaci di suscitare l’odio e il dolore che vive in ognuno di noi e che è possibile venga rivolto così verso l’altro e lo sconosciuto, percepito come minaccioso perché considerato diverso.
Questo è ciò che sta succedendo in Ucraina per mano di un individuo che ha monopolizzato la politica russa dell’ultimo ventennio. Troppo potere a un solo uomo può portare morte e distruzione dissennata e priva di ragione.
L’aiuto che possiamo dare concretamente è quello di non voltare le spalle, di non far finta di niente, di sentire – oltre l’interesse patriottico – una vicinanza verso un popolo che è in pericolo.

Lunedì, per la rubrica “News dal divano”, la nostra Ferruta ci accompagnerà a fondo nella comprensione di questi pericolosi fenomeni.