Skip to main content
Genitori-figli

IL GIOCO: “Introduzione alla serie”

IL GIOCO, SORGENTE DI SPERIMENTAZIONE E CREATIVITA’
di Claudia Balottari 

Vogliamo dare inizio a una “Serie a episodi” dedicata al gioco, o meglio “al giocare”, un agire che si muove alla scoperta di sé e del mondo, spinto da uno spirito vitale che soffia per creare e ricreare la realtà e il rapporto con questa, perché la  vita ha molto da offrire, a patto che la sua accettazione non implichi una perdita di consistenza del mondo immaginativo o interiore.

Come Winnicott ha insegnato alla psicoanalisi,  “E’ nel giocare e soltanto mentre gioca che l’individuo, bambino o adulto, è in grado di essere creativo e di fare uso dell’intera personalità, ed è solo nell’essere creativo che l’individuo scopre il sé”. (Winnicott D.W., (1971) Gioco e realtà, Armando, Roma, 1974).

Il gioco è un’attività primaria e precoce. Comincia con il corpo e con i corpi, in un “campo di sensorialità ad alta sensibilità”, in cui avviene l’esperienza dell’essere in rapporto con “ciò che non è me”.

Pensiamo al neonato, che negli scambi di “manutenzione” con la madre ne sente il tono muscolare, impregnato dei suoi umori mentali, ne scruta lo sguardo cercando il proprio riflesso, “cosa ne pensi di me?”. Le mette un dito in bocca per raggiungerla “dentro”, verseggia per iniziare un linguaggio risonante e “incarnato”, fa prove e mette in prova la propria capacità di intuirne le intenzioni… le mette dentro di sé e le lavora intensamente registrandone sensazioni, emozioni… restituendole a modo suo il momento dopo, dando origine a  esperienze che producono uno stile di comunicazione intima.

A volte  con sensazioni all’unisono, con intesa e persino fusione, via via distinguendo, mettendo confini tra dentro e fuori, tra illusione e realtà, tra me e te. Fino ad arrivare al gioco che mette in scena, autonomamente, teatri di finzione che raccontano la realtà interna, in quell’area sospesa nel tempo e in uno “spazio transizionale” tra vero e inventato, uno spazio che non sopporta l’intrusione della domanda “vero o falso”, perché bisogna essere capaci, da coprotagonisti e/o osservatori del gioco, di aspettare il momento in cui l’ambigua posizione tra realtà e fantasia si risolva nel portato che il gioco lascerà, e che renderà visibile ciò che si è creato, con la possibilità di esprimersi in parole, in un pensiero.

Vediamo apparire così la similitudine tra questo giocare e quel Let’s play again che, ancora Winnicott, attribuisce al modo specifico di essere insieme, tra paziente e psicoanalista: “La psicoterapia ha luogo là dove si sovrappongono due aree di gioco, quella del paziente e quella del terapeuta. La psicoterapia ha a che fare con due persone che giocano insieme”. (Winnicott D.W., (1971) Gioco e realtà, Armando, Roma, 1974)

Il gioco comincia con il gioco dei corpi, lo vediamo nel “Primo episodio” qui di seguito, un gioco tra il piccolo Leo e il padre, che comincia con il ritorno a casa di papà, salutato da una pernacchia: preludio delle parole “ciao papà”? Preconcezione dei giochi sfidanti che seguiranno in futuro? Noi scegliamo l’interpretazione che ne dà il padre e cioè un invito: “Finalmente sei tornato, mi sei mancato, ti vedo stanco, ora dimenticati di tutto il resto e pensiamo a noi, ci divertiremo!” Un divertimento che ri-genera, e crea nuova conoscenza. Se ci mettiamo nella posizione di osservatori partecipi, potremo scorgere nella loro interazione il preludio dei giochi della vita che aspettano Leo nel suo avvenire.

Tratto da “Babies” di Thomas Balmès (Feltrinelli)
La tribù Himba vive in Namibia. Quando la madre rimane incinta viene creata una canzone per il suo bambino. Questa canzone verrà cantata durante il parto e accompagnerà l’uomo/donna per tutta la vita. Quando si sposerà verrà cantata al suo matrimonio e se un giorno dovesse commettere qualche reato e portato davanti al gran consiglio della tribù, la stessa canzone verrà cantata per ricordargli chi è e da dove viene anziché punirlo. Quando sarà verso la fine della vita, tutta la tribù canterà la sua canzone. Un canto che accompagna e “connette”.