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Genitori-figli

NARRARE LA PANDEMIA:BAMBINI ADOLESCENTI E ANALISTI RACCONTANO di P. Ferri e G. Gentile PARTE 3

NARRARE LA PANDEMIA: BAMBINI ADOLESCENTI E ANALISTI RACCONTANO
di Paola Ferri e Gabriella Gentile

  1. “Tu ti abbracci?”

L’arrivo della Pasqua, con giornate calde e belle come mai era accaduto negli ultimi anni, porta emozioni diverse e più violente. Una Pasqua senza resurrezione.

Ho impresse nel cuore le immagini del papa nella Roma desolata, zoppicante sotto la pioggia con quel Cristo crocifisso ed esposto alle intemperie, mentre nella mia mente La Via crucis notturna veniva sostituita dal ricordo dei camion di Cologno.

E stavolta il grande uovo di cioccolato con sorpresa, è stato sostituito nel disegno con un uovo vero che si rompeva per fare uscire tanti pulcini: “Sono fuori, sono liberi” diceva la piccola, con invidia e speranza di riavere gli amici, la libertà e di iniziare una nuova vita.

Per chi aveva perso dei cari i disegni si riempivano di tante tante croci con uomini crocifissi e alcune vuote, come se aspettassero qualcuno.

Manca il contatto, vedere i visi, sentire odori e sapori cosa non possibile in uno schermo per di più bidimensionale. Ma la creatività, “la capacità di creare il mondo” ci hanno aiutato e sono comparsi i profumi del sugo della nonna, e fiori così profumati da spargersi in tutto il mondo: “dottoressa lo senti?”

Ma la mancanza di contatto anche fisico si inizia a sentire  e un giorno P. mi chiede “ tu ti abbracci?” ho capito ma le chiedo di spiegarmi meglio allora si auto-abbraccia e aggiunge “se mi scordo come si fa?” come sempre la poesia mi corre in aiuto  e recito la poesia adattandola “…per abbracciarsi si fa così: ci si avvicina lentamente, eppure senza motivo apparente, poi allargando le braccia, si mostra il disarmo delle ali, e infine si svanisce, insieme nello spazio di carità tra te e l’altro” (Chandra  Livia Candiani 2004)

Mentre mimo la poesia la piccola imita e poi dice: “non me lo scordo più” e sarà il suo primo gesto nel ritorno in stanza, prima ancorata alle mie gambe, poi il tempo di raggiungere la sua altezza, un abbraccio. “Si fa così” dice.

Siamo sopravvissuti. Ma ora dovremo affrontare le conseguenze della pandemia ancora per molti anni perché sappiamo che i traumi rimangono impressi dentro. Si evidenziano al momento difficoltà di concentrazione, alterazione dei ritmi sonno-veglia e minore tolleranza alla frustrazione. Compaiono episodi regressivi e la fatica di doversi ancora separare, dopo averlo imparato. L’angoscia di morte è presente con forza in ogni piccolo ritardo o assenza e talvolta improvvisamente irrompe nella seduta. Permane la difficoltà a mantenere la vicinanza sia mentale che fisica per la paura che tutto possa ripetersi, ancora.

Ma ogni fase dello sviluppo evolutivo mostra difese diverse.


BIBLIOGRAFIA
CANDIANI C L. La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore. Einaudi 2004