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NARRARE LA PANDEMIA:BAMBINI ADOLESCENTI E ANALISTI RACCONTANO di P. Ferri e G. Gentile PARTE 4

NARRARE LA PANDEMIA: BAMBINI ADOLESCENTI E ANALISTI RACCONTANO
di Paola Ferri e Gabriella Gentile

  1. Creare un’area dell’illusione

Il trauma collettivo che abbiamo vissuto ha generato anche presso gli adolescenti crisi di angoscia e senso di vuoto e perdita. Parlo di loro lavorandoci anche in sede ospedaliera: la chiusura delle scuole e l’impossibilità di avere rapporti e relazioni con i coetanei, in un periodo foriero di incontri e iniziazioni alla vita sociale e sentimentale, ha creato scompensi e malessere; tale malessere era già presente ovviamente, ma il suo acutizzarsi è stato evidente, così come spesso, la sua trasformazione in sintomo e malattia.

La soggettività dell’individuo rischia incertezza, i legami divengono frammentari e instabili, e il senso di continuità dell’esistenza, The continuity of being, di cui ci parlava Winnicott (1958), appare seriamente in crisi.

R.Kaes (2013) ci dice che la psiche individuale si inscrive nei legami sociali, attraverso patti e alleanze che non possono collassare, pena la distruzione del legame tra fratelli.

Piera Aulagnier ha parlato di “uno spazio dove l’Io non può avvenire” (1975): se lo spazio perde le sue coordinate, l’individuo annaspa ed entra in crisi.

Già ne parlava Freud nel Disagio nella civiltà (1929), quando ancora non erano accadute le catastrofi storiche più recenti, e il mondo della comunicazione non era stato completamente sovvertito dall’insorgere di internet e dalle forme di comunicazione moderne.

I nostri adolescenti hanno a che fare con un mondo virtuale sviluppatissimo, dove la rapidità ha preso il sopravvento, e il legame tra gli individui diventa contingente, incerto, ansiogeno. Ne derivano, aggravate dalla pandemia, crisi paniche, senso di vuoto e di claustrofobia, rinforzato dalla chiusura delle scuole, e dalla preoccupazione di far ammalare i propri genitori, divenendo portatori sani di morte.

Sono evidenti lo sconforto e la difficoltà, ma anche la sorpresa positiva, per come si sono svolte le psicoterapie a distanza nel corso di questi mesi.

I bambini hanno accettato di continuare a giocare e disegnare, ma l’impossibilità di contatto e di messa in comune del loro materiale ha creato senz’altro motivo di ansia o di rassegnazione. Questi sentimenti hanno isolato spesso anche l’adolescente e hanno favorito il rifugio in un mondo deanimato e anaffettivo, a protezione dal rischio di crolli psichici.

I giochi che si avvalgono di internet, e le forme di comunicazione con i coetanei via web, hanno però spesso consentito la creazione di uno spazio privato a difesa di un sé divenuto più fragile ed esposto (mancando anche il contenitore gruppale rappresentato dalla classe e dalla scuola).

Ci siamo trovati quindi in Pandemia, di fronte alla difficoltà di creare un’area dell’illusione, riferendoci a Winnicott, per la creazione della mente, a causa della presenza invadente del trauma; ma anche alla necessità di trovare uno strumento altro per renderla possibile, e di nuovo fonte creativa.

 

BIBLIOGRAFIA

AULAGNIER P (1975) La violenza dell’interpretazione. Adelphi, 2005 [La violence de l’interprétation. Presse Universitarie de France, 2003]

FREUD S (1929) Il disagio nella civiltà, OSF 10

KAES R (2013) Di fronte al disagio psichico nelle civiltà post moderne, cosa può la Psicoanalisi? Seminario presso il Centro Milanese di Psicoanalisi

WINNICOTT D.W. 1958 Dalla pediatria alla psicoanalisi, Martinelli, 1975