NARRARE LA PANDEMIA: BAMBINI ADOLESCENTI E ANALISTI RACCONTANO
di Paola Ferri e Gabriella Gentile
- La continuità dell’esistere
I pazienti curati via web hanno maggiori difficoltà forse a sviluppare l’area dell’illusione, o il sogno comune tra analista e paziente, per dirla con Bion (1962), data la mancanza di vicinanza e di sensazioni fisiche e corporee dovute alla presenza dell’altro. Rimangono tuttavia intatti il bisogno di pensiero e di evoluzione personale e il bisogno di esistere e di dire la propria…

Sappiamo che per Winnicott il bambino deve poter sperimentare l’illusione di aver creato l’oggetto, e che questa è la base di qualsiasi esperienza creativa (1958). L’analista stesso deve dare al paziente l’illusione di essere stato creato da lui.
Tale esperienza fonda il senso di continuità dell’esistenza, il senso di Esistere, che è il nostro nucleo identitario.
Tale esperienza può svilupparsi forse anche attraverso l’web, se pure organi di senso e di olfatto siano esclusi dall’esperienza di condivisione.
L’analista esperto ascolterà comunque il suo transfert psicosomatico, e le apprensioni le ansie e le angosce del suo paziente. Anche i cambiamenti di umore, le collere e i silenzi potranno essere ugualmente vissuti e percepiti.
Se è l’analista che deve saper giocare, e non essere solo frutto delle proiezioni del paziente, lo potrà fare servendosi degli strumenti che ha a disposizione, nonostante l’interferenza dello schermo.
Quindi il setting delle sedute va adattato alle circostanze, e continuamente ridefinito, come ci dice Marion Milner (1969), originale psicoanalista del gruppo Indipendente Britannico. Bisogna cercare strade personali non rinunciando alle proprie conoscenze, per proporre al paziente la possibilità di un incontro condiviso, di un’area illusoria e vera al tempo stesso, come il gioco e come il sogno.
Occorre tollerare una unorganized and undifferentiated ‘mess’ phase of how the therapist experiences the relationship with the patient.
Il terapeuta deve sostenere l’illusione di onnipotenza primaria del paziente (Milner, 1952) e in un certo senso non illudersi di curare nessuno. Mai questa sensazione è stata più percepita che durante il periodo dell’emergenza pandemica, periodo in cui le nostre certezze e illusioni di immortalità sembravano spegnersi.
Anche l’adulto deve imparare a giocare, nella forma di adattamento e costruzione creativa di Sè. Con i bambini è più facile, e difatti questi si sono adattati più facilmente al cambiamento pandemico, nelle forme viste; con gli adulti più complesso. Ma non credo impossibile. L’area della libera espressione delle illusioni e dei talenti personali non passerà in caso di psicoterapia via web. La costruzione del Sè non avverrà attraverso la corporeità condivisa nella stanza con tutte le sensazioni che ne derivano, ma troverà nuove strade, in buona parte ancora da esplorare. Il “new beginning” seguirà percorsi forse più operativi o più intellettuali, ma non credo meno efficaci.
BIBLIOGRAFIA
MILNER M. (1960) La concentrazione nel corpo. In: La follia rimossa delle persone sane. Borla, 1987
MILNER M. The Hands of the Living God. New York: International Universities Press, 1969.
WINNICOTT D.W. 1958 Dalla pediatria alla psicoanalisi, Martinelli, 1975