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“Le occasioni per una buona separazione” di Luca Bruno

Le occasioni per una buona separazione
di Luca Bruno

Stéphane Brizé, il regista de “Le occasione dell’amore”, riflette sulla forza dei sentimenti amorosi, capaci di generare, a distanza di tempo e “fuori stagione” (questo è il titolo originale del film), riprese e sviluppi di legami interrotti, per permettere di aprire alla verità emotiva e ad una trasformazione che metta il soggetto e la coppia nella condizione di riconoscere il legame, di viverlo e di separarsi, se e quando sarà necessario.

Freud sosteneva che il segno di un buon funzionamento psicologico (e del buon esito di un trattamento psicoanalitico) risiedesse nella capacità di amare e di lavorare. La psicoanalisi ha presto aggiunto anche il criterio della capacità di separarsi, senza lasciarsi sopraffare da moti passionali, elaborando il lutto.

Mathieu (Guillaume Canet) ritrova Alice (Alba Rohrwacher) dopo quindici anni. Avevano avuto una relazione d’amore che lui aveva interrotto con un taglio netto e aveva lasciato lei in una condizione di intenso dolore (“mi ha ridotta in mille pezzi”). Lui è un uomo irrisolto, inappagato nell’amore e nel lavoro. Un uomo che non ha imparato ad amare, né a separarsi (Alice gli dice: “tu prendi, butti e te ne vai”).

Si ritrovano in una località marina della Bretagna, durante la stagione fredda. E’ stata Alice a ricontattarlo, quando scopre che lui sta soggiornando nel luogo in cui lei adesso vive con marito e figlia. Lo vuole incontrare per curare le loro ferite (“come mi chiederesti scusa?”), per potersi separare da lui e per aiutare lui ad uscire dal bozzolo narcisistico nel quale si è avviluppato, a crescere nelle sue capacità di amare e per poter compiere, insieme, una buona conclusione del loro rapporto, questa volta in un vero lavoro di separazione. Nella loro nuova possibilità di incontro si riscoprono, si amano, cambiano e si potranno separare con una mutativa consapevolezza dell’importanza, della bellezza e del senso del loro legame.

Lei, personaggio delicato, dimostra di possedere qualità che Kernberg (Relazioni d’amore, 1995) annovera tra gli elementi che caratterizzano la capacità di amare (e quindi anche di separarsi) e l’amore sensuale maturo: sa attraversare in modo appassionato l’idealizzazione dell’altro e rielaborarla sulla base della realtà, partecipa autenticamente alla vita emotiva dell’altro ed è in grado di una ricca e diversificata identificazione con lui. Dimostra una fiducia di base per l’altro e anche la capacità di perdonarlo. Sa esprimere umiltà e gratitudine, si disvela nel legame senza logiche di potere, sa aprirsi in modo libero, onesto, comunicando le proprie fragilità e i propri desideri.

Il film riecheggia la nostalgia del passato, anche attraverso una poetica degli oggetti.

Il racconto di Brizé ha una bellezza estetica ed emotiva che va oltre il tempo, che è senza tempo. Una bellezza che evoca il profondo legame tra i protagonisti de “L’educazione sentimentale”, lo splendido romanzo di Flaubert che rimane una delle narrazioni più straordinarie dell’intreccio tra passione, sentimento amoroso, capacità di sublimazione e di separazione.

 

Con le spalle rivolte alla luce, la signora Arnoux si chinò su di lui. Sentiva sulla fronte la carezza del suo respiro, e, attutito dalle vesti, il contatto imprecisato del suo corpo […]
“Com’è tardi!” disse lei. “Ancora un quarto d’ora, e poi me ne andrò.”
Era tornata a sedersi, ma non staccava gli occhi dalla pendola. Frédéric andava avanti e indietro, fumando. Non trovavano altro da dirsi. C’è un momento, nelle separazioni, in cui la persona amata non è già più con noi.
La lancetta dell’orologio aveva oltrepassato i venticinque minuti; lentamente, la signora raccolse per i nastri il suo cappello.
“Addio, amico, amico mio caro. Non ci rivedremo mai più. È stata la mia ultima iniziativa di donna. Ma la mia anima sarà sempre con voi. Il cielo vi benedica!”
E lo baciò sulla fronte, come una madre.
Ma parve che cercasse ancora qualcosa. Gli chiese un paio di forbici.
Sfilò il pettinino, e i capelli bianchi le ricaddero sulle spalle.
Con un colpo netto, ne recise una lunga ciocca alla radice.
“Conservateli. Addio!”
Quando fu uscita, Frédéric aprì la finestra. Dal marciapiede, la signora Arnoux fece segno di fermarsi a una carrozza che passava. Vi salì. Le vettura scomparve.
Nient’altro.