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Freud in Fabula

“Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak” a cura di Noemi Lucrezia Pepe

Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak
a cura di Noemi Lucrezia Pepe

Il libro scritto e illustrato da Maurice Sendak e uscito nel 1963 è presto diventato uno dei più influenti libri per l’infanzia del Novecento. Capolavoro della letteratura infantile ma anche libro di culto per gli adulti, rappresenta anche un piccolo gioiello psicoanalitico.

La penna di Sendak tratteggia infatti in poche ed efficaci pagine il concetto di riparazione, mentre le sue potenti ed evocative illustrazioni rimandano ad un mondo altro, che è quello dell’infanzia e dei mostri che ne abitano il mondo interno. Non a caso l’ispirazione venne a Sendak dalle visite dei parenti a casa la domenica pomeriggio…

Il pestifero Max, all’ennesima marachella, viene spedito dalla madre a letto senza cena. Nella solitudine della sua cameretta Max si ritrova catapultato nel paese dei Mostri Selvaggi, una via di fuga dalle regole, dove viene acclamato il più selvaggio tra i selvaggi. Ma dopo aver scatenato il finimondo Max presto si stanca e viene assalito dalla solitudine e dalla malinconia di casa. In quel momento viene raggiunto da un buon profumo di cose da mangiare e decide di averne abbastanza di essere il re dei mostri selvaggi.

Quella stessa notte, finalmente nella sua camera, trova la cena ancora calda ad aspettarlo.

Max, il bambino vestito da lupo, è spietato.
“Selvaggio!” gridò la mamma.
“E allora ti mangio!” urlò Max.

E proprio di fronte alla spietatezza del bambino sono necessari un ambiente e una madre oggetto sufficientemente buoni affinchè la spietatezza sia tollerata e si avvii il processo riparativo. È la relazione con la madre-oggetto in grado di sopravvivere agli attacchi del bambino e l’esistenza di una madre-ambiente in grado di accoglierlo con un amore incondizionato che permettono al bambino di sopportare l’angoscia derivante dalla sua aggressività e di trasformarla in capacità di preoccuparsi: Max si stufa di essere un selvaggio e ha nostalgia di casa.

Winnicott ha sottolineato ulteriormente, rispetto alla Klein, il ruolo della riparabilità dell’oggetto, della sua sopravvivenza di fronte agli attacchi, riguardo al successo dei processi riparativi; è infatti attraverso il ripetersi di attacchi distruttivi e di conferme della sopravvivenza reale dell’oggetto che si consolida la capacità di preoccuparsi e quindi la capacità di una autentica riparazione (Winnicott, Sviluppo affettivo e ambiente, 1965).

L’Infant Research conferma l’importanza delle risposte dell’oggetto attraverso il principio di rottura e riparazione che organizza i modelli di interazione in base alle violazioni delle aspettative e ai relativi sforzi di risolvere queste rotture. La funzione riparativa è regolata reciprocamente: il bambino opera in un sistema diadico al quale entrambi, madre e bambino, partecipano attivamente. Come dice Tronick il principio di rottura e riparazione organizza esperienze di competenza, coping, riparazione e speranza, rappresentando le interazioni come riparabili anche in presenza di conflitti e rotture (Le emozioni e la comunicazione affettiva nel bambino, 1989).

Il viaggio di Max nel paese dei mostri selvaggi, un po’ come il viaggio di Ulisse, permette l’affermazione dell’Io, la scoperta del Sé e uno spazio di trasformazione della sua rabbia.

Dall’altra parte, mentre Max peregrina e dà sfogo ai suoi istinti rabbiosi, a casa c’è una madre che nell’attesa sopravvive all’aggressività del figlio, generando così quello spazio di trasformazione della rabbia e di autentica riparazione non ingombrato dalla colpa e dalla depressione materna, e lo ri-accoglie con il calore di un buon pasto.

Le parti di testo e di illustrazioni, che nell’apice della ribellione di Max occupano l’intero spazio delle pagine senza parola alcuna, conferiscono alla storia un ritmo particolare, quasi musicale, che accompagna il lettore nella parabola della riparazione.

Un testo da leggere e da interpretare quasi come una Haka maori che poi lascia spazio ad una dolce melodia nel momento in cui Max, stanco e sollevato, riapproda nella sua stanza.