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Ex libris

“Ex Libris” di Gabriella Mariotti

“Ex Libris”
di Gabriella Mariotti

Quali tempi sono questi, quando
discorrere d’alberi è quasi un delitto,
Perché su troppe stragi comporta silenzio!

Bertolt Brecht, A coloro che verranno, 1939

Brecht scrive questa poesia nel 1939, all’affermarsi del nazismo: sono parole francamente eterne, costantemente vive purtroppo fino, e più che mai, ad oggi. Le ho ricordate come una illuminazione mentre scrivevo di un problema peraltro sentito e importante, l’accudimento di genitori anziani, e tuttavia mi pareva di parlare di questioni secondarie, mi pareva di tradire le stragi, i pericoli, il clima semidelirante che miscela denaro, sempre denaro, potere e guerra, con morti, fame, distruzione, il tutto condito con l’entusiasmo per armi, aerei e bombe di nuovo conio.

Quali tempi sono questi? Ce lo possiamo chiedere anche noi. E ci chiediamo di cosa possiamo parlare, che non comporti silenzio sulle stragi.

Possiamo parlare d’altro, addirittura ridere, possiamo giocare, possiamo parlar d’alberi? Evidentemente sì, anzi dobbiamo. Perchè parlar d’alberi (anche) significa parlare della vita, del respiro, della gioia, significa parlare del suo contrario, come la musica ha recentemente ricordato, nelle piazze italiane ed europee: la musica per Gaza riempie un inquietante silenzio, impedisce di dimenticare, impedisce di chiudere gli occhi. E al contempo dona intensità ed emozione.

I tempi di cui parla Brecht sono così bui proprio perché spingono a sentire “sbagliata” l’affermazione della vita e della gentilezza, del rispetto e della democrazia: e invece sono proprio queste le cose che possono formare una barriera con la quale contrastare la barbarie del linguaggio e delle azioni che vengono spacciate come normali, ovvie, giuste.

In psicoanalisi, con i nostri pazienti, sappiamo bene quanto sia importante modulare lo spazio dell’angoscia, del dolore che deve trovare nella relazione il luogo della condivisione, ma sappiamo altrettanto bene quanto sia necessario condividere altresì il valore della vita che non si arrende, che cerca (e trova, auspicabilmente), anche con rabbia, anche con ostinazione, di non soccombere alla devastazione.

Parlar d’alberi è “quasi” un delitto: così scrive con forza Brecht, “quasi” appunto. Lo è, un delitto, se serve ad occultare le stragi e le barbarie, se non le occulta ma comunque vi si rassegna, ma non lo è, un delitto, se serve piuttosto ad opporvisi e a dimostrare la miseria emotiva dalla quale nascono e della quale si nutrono.