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Non c'è due senza... Lo psicoanalista e la coppia

“Esorcismo di coppia. Amor felice, invidia e difese condivise” di Silvia Lepore

“Esorcismo di coppia. Amor felice, invidia e difese condivise”
di Silvia Lepore

Perché erano felici loro due, ma paurosi che gli altri sapessero. Persino del Cielo avevano timore. Secondo una vecchia superstizione non bisogna vantare il proprio stato di beatitudine, anche umile, altrimenti qualche presenza maligna ti punirà. E così, ogni sera, avendo inventata quella commedia, i due coniugi esorcizzavano la porzione di mondo che li circondava, dandogli in pasto disgrazie e malori fantastici. Per poi dormirci sopra, contenti

Giovanni Arpino, Commedia di coniugi felici

Kirchner, Amanti. Il bacio

Nel breve racconto Commedia di coniugi felici, uscito su La Stampa nel 1976 e recentemente ripubblicato dalle Edizioni Henry Beyle, Arpino descrive una coppia davvero serena e innamorata, complice. Intimoriti — direi ossessionati — che la loro felicità possa essere minacciata dall’invidia di presenze maligne, ogni sera, per proteggersi, i coniugi si affacciano al balcone e condividono con i vicini finte disgrazie, malattie, incidenti e preoccupazioni inesistenti. Inscenano un lamento pubblico, tuonando con voce ansiosa e piena: «O vita! O che cosa ho mai fatto per soffrire così… Che mondo!» La commedia serale serve alla coppia per esorcizzare la felicità vissuta durante il giorno, relegandola in uno spazio rituale. Il rito è coercitivo: «Non dimenticare il tuo turno», dice lei, e lui risponde: «Vado subito, così mi tolgo il dovere».”

È stato un incontro casuale quello con il racconto di Arpino, di quelli che risvegliano curiosità e disseminano domande e pensieri apparentemente sparpagliati. Tra questi molti sono temi ispiratori di questa rubrica: esiste ancora l’amor felice? Se ne può ancora parlare senza timore di apparire fuori luogo, o fuori tempo? Si può dire e mostrare di vivere una relazione felice?

La narrazione si presta a diverse letture psicoanalitiche. Una lettura più severa e tradizionale si porrebbe in tono critico di fronte alla finzione della coppia, descrivendo la loro unione come caratterizzata da una collusione narcisistica[1].  La coppia si isola dal mondo, nasconde la sua felicità dietro una finzione tragicomica per proteggerla mantenendola separata dalla vita reale. Il balcone diventa il palcoscenico di una vita ritualizzata, soglia tra interno ed esterno, tra l’intimità privata della coppia e la pubblica apparenza, tra verità e finzione. Una soglia fragile che separa ciò che si vive da ciò che si mostra. In questo senso, l’amore dei coniugi di Arpino si cristallizza in una rappresentazione difensiva. Ogni coppia, più o meno consapevolmente, costruisce un sistema di protezione: un modo per contenere paure, limitare i danni, sopravvivere all’imprevedibilità dei sentimenti.

Come ha proposto Henry Dicks, i legami inconsci trasformano la coppia in un’unità delimitata da una membrana diadica: una pelle psichica di coppia, una specie di comune confine dell’Io che filtra o respinge ciò che proviene dal mondo esterno. La membrana ha diversi strati: il più esterno riguarda le norme sociali (non si ostenta la felicità!), quello intermedio riprende i copioni familiari e le eredità emotive, mentre il più profondo custodisce l’intimità vera, il nucleo della coppia. Quando è flessibile e i vari strati sono tra loro permeabili, la membrana protegge l’intimità senza isolarla. Ma se invece è rigida, la coppia si chiude in un narcisismo condiviso: nulla entra, nulla esce.

Su quel balcone la verità emotiva della coppia è fraudolenta e il mondo là fuori viene tenuto a distanza per paura che la felicità venga aggredita, svalutata, spezzata. Allora il mondo esterno, cioè al di fuori della membrana, diventa l’equivalente del non Io e il dentro può esistere solo in armonia totale e idealizzazione.

Eppure, un’altra lettura è possibile. Meno severa, più sfumata. Quella scena serale può essere vista come un gesto creativo, un gioco condiviso per contenere la vulnerabilità della felicità. Una difesa, sì, una finzione, ma non menzognera, una strategia per proteggere non per negare.

Parlare d’amore suona quasi indecoroso; in un mondo che urla dolore e disprezzo appare come un atto di sfrontatezza. Gli innamorati di Arpino si prendono gioco del mondo e mentre lo fanno in fondo giocano con ironia, avendo in mente che l’obiettivo del gioco è proteggere la loro serenità.  Ma questo prendersi gioco è di per sé un gioco creativo, un modo di sopravvivere alle insidie del mondo. E’ l’espressione di una collusione ironica, un patto affettuoso.

All’amore felice è dedicata la bellissima poesia di Wisława Szymborska, dove la poetessa, con la sua inconfondibile ironia e provocazione al tempo stesso raffinata e insolente, mostra come la felicità in amore susciti inevitabilmente fastidio, persino scandalo. È una felicità che non si spiega, non serve a nulla,  non consola: proprio per questo appare intollerabile, quasi un’offesa al dolore comune. Così, come per Arpino, deve essere nascosta dal giudizio sociale, coperta, messa in scena come lamento:

 Guardate i due felici,
se almeno dissimulassero un po’,
si fingessero depressi, confortando così gli amici!

La coppia di Arpino è una coppia creativa perché sa giocare. Per Donald Winnicott il gioco non è un’attività esclusiva dell’infanzia, ma un processo creativo fondamentale che si estende per tutta la vita e che gli adulti devono coltivare per esprimere la loro creatività, e per sentirsi pienamente vivi e connessi al mondo: È nel giocare e soltanto mentre gioca che l’individuo, bambino o adulto, è in grado di essere creativo e di fare uso dell’intera personalità, ed è solo nell’essere creativo che l’individuo scopre il sé. (Winnicott D. W.)

Nel pensiero di Winnicott, il gesto creativo è l’atto attraverso cui l’individuo — bambino o adulto — scopre il proprio Sé. Non si tratta semplicemente di creare qualcosa, ma di esistere pienamente, di abitare uno spazio intermedio tra realtà interna e realtà esterna, tra intimità e scena pubblica. Anche nella dimensione di coppia prende forma il gesto creativo come una modalità ludica di essere in relazione, di lasciare che verità e finzione si sfiorino senza confondersi. Una modalità che non nega il mondo, non lo sfida apertamente, non si illude di cambiarlo ma nemmeno si lascia schiacciare dal suo giudizio. Si adatta, con leggerezza e con ironia; e lo fa per custodire ciò che ha di più prezioso. L’esorcismo quotidiano è il modo di danzare sul confine. E in questa danza, ogni sera, rinnovano il patto d’amore per farlo durare.

«Sentite come ridono – è un insulto» scrive ancora Szymborska.

In un’epoca segnata dall’odio, dal potere e dal conflitto, parlare d’amore non è un’offesa al dolore collettivo ma una trasgressione, un atto contro l’ordine sociale, una voce che si ribella alla violenza non tanto perché esiste, ma perché resiste.

Questo deve tener presente lo psicoanalista che si occupa di coppie: restituire dignità al desiderio, accogliere la complessità dei legami, persino quando appaiono stonati rispetto al rumore del mondo, coglierne la creatività, riconoscerne l’originalità e l’autenticità — senza giudizio. Perché ogni coppia è un universo irripetibile.

 

Bibliografia essenziale
Arpino, G. (2023).Commedia di coniugi felici. Edizioni Henry Beyle.

Dicks, H.V. (1967). Marital Tensions. Routledge.
Szymborska, W. (1993). Un amore felice. In Gente sul ponte. Adelphi.
Winnicott, D.W. (1971). Playing and Reality. Tavistock Publications.

[1] La collusione è un accordo implicito e inconsapevole che struttura il legame a partire da un nucleo difensivo comune, il risultato di una convergenza profonda tra i gruppi interni dei partner — le loro storie affettive, le ferite, le fantasie inconsce — che si intrecciano fino a generare una nuova costellazione affettiva comune.