“Hamnet e L’Étranger: due diverse configurazioni del lavoro psichico del lutto”
A cura di Manuela Caslini
Nelle sale cinematografiche in queste settimane, Hamnet di Chloé Zhao (vincitore del Premio Oscar per la migliore attrice protagonista a Jessie Buckley) e L’Étranger di François Ozon si presentano, da un punto di vista psicoanalitico, come due figure complementari della fondamentale e inevitabile esperienza psichica del lutto, costitutiva della nostra interiorità.

Entrambi i film ruotano attorno alla perdita ma, mentre il primo, a seguito dell’immersione negli abissi del dolore, mostra l’avvio di un processo trasformativo, nel secondo sembra prevalere un’esperienza del negativo che ostacola la simbolizzazione.
In Hamnet, la fusione emozionale dei due protagonisti nelle diverse componenti del dolore è un’esperienza fortemente catartica. La morte del figlio segna l’evento traumatico ma anche l’avvio del “lavoro del lutto” (Freud, 1914). In un’assunzione, da parte del padre, del destino del figlio morto, la presenza spettrale del piccolo Hamnet verrà ricalcata dal girovagare del fantasma di re Amleto, segnalando, dopo l’identificazione, l’ingresso in gioco della dimensione della sublimazione (Valdrè, 2015), per cui l’atto creativo diventa un luogo in cui la perdita può essere legata, simbolizzata e condivisa (Winnicott, 1967). Il legame sublimazione-simbolizzazione è sia alla base dell’esperienza estetica che della capacità rappresentazionale del soggetto umano. In un movimento poetico e corale, “Hamnet, il figlio” e “Hamlet, il personaggio” finiscono per fondersi, poiché l’opera è l’unico luogo in cui Hamnet potrà continuare a vivere. La nascita della tragedia teatrale trasfigura il lutto e, attraverso un grande rituale umano e collettivo, lo orienta verso una trasformazione almeno parzialmente possibile. Le sorelle sopravvissute cercano consolazione recitando il Sonetto 18 del Bardo: “La tua eterna estate non dovrà svanire, né perder la bellezza che possiedi, quando in eterni versi nel tempo tu crescerai”.

L’Étranger, adattando allo schermo la più nota opera di Camus, capolavoro della letteratura mondiale, mette invece a fuoco l’elemento estraneo, inassimilabile e inelaborabile, che fonda il sentimento di completa indifferenza e assurdità e la “matrice del negativo”. “La mamma è morta. Forse è morta ieri”, recita la voce di Meursault, estraneo a sé stesso, ai suoi simili e alla vita. L’impianto estetico del film, fondato su un bianco e nero abbagliante, esaspera l’elemento perturbante: in Meursault, vita e morte si confondono indifferenti, rendendo impossibile e inassimilabile quel lavoro del lutto che, in senso allargato, è essenziale per rimanere vivi. La separazione e la morte rendono tutto inutile e senza senso. Il mancato riconoscimento originario del soggetto da parte dello sguardo materno lo fa precipitare in un mondo pervaso dal negativo e dall’assurdo, dove prevalgono la sola dimensione concreta-percettiva e il sentimento del perturbante (Freud, 1919; Green. 1993; Roussillon, 2017).

I due film, ognuno a suo modo, sono anche l’occasione per confrontarsi con le aporie del lutto, portandoci forse a chiederci come e quanto un lutto possa essere davvero completato o sia veramente (im)possibile. Viene allora in mente l’interrogativo di Derrida: “L’infedeltà più angosciante è quella di un lutto possibile, che interiorizzerebbe in noi l’immagine o l’ideale dell’altro che è morto e vive solo in noi? O è quella del lutto impossibile che, lasciando all’altro la sua alterità e rispettando così la sua infinita distanza, si rifiuta di prendere l’altro dentro di sé come nella tomba di un qualche narcisismo?” (Derrida, 1986).
Derrida J. (1986). Memoires for Paul de Man. Rev. ed. Columbia University Press, New York Tr. it. Memorie per Paul de Man. Saggio sull’autobiografia. Jaca Book, Milano.
Freud S. (1917). Lutto e melanconia. OSF8. Bollati Boringhieri, Torino.
Freud, S. (1919). Il perturbante. OSF9. Bollati Boringhieri, Torino.
Green A. (1993). Il lavoro del negativo, Borla, Roma, 1996.
Roussillon R. (2017). Il volto dello straniero e la matrice del negativo in Albert Camus, in C. Rosso (a cura di). Identità polifonica al tempo della migrazione, Roma, Alpes.
Valdrè R. (2015). Sulla sublimazione. Un percorso del destino del desiderio nella teoria e nella cura, Mimesis, Milano.
Winnicott D.W. (1967). La sede dell’esperienza culturale. In: Winnicott D.W. (1971): Gioco e realtà, Armando Editore, Roma.