Freud in Fabula Extra
PERCHÉ ASCOLTARE I BAMBINI? VENTI BUONE RAGIONI PER ASCOLTARE UN BAMBINO
Di Giovanna Zoboli
illustrazioni di Yoshiko Hada
A cura di Noemi Lucrezia Pepe
Attraverso delle carte illustrate Giovanna Zoboli ci suggerisce 20 buone ragioni per cui ascoltare i bambini.
Autrice e editrice di libri per l’infanzia, da sempre dà voce e ascolto ai bambini e attraverso i suoi libri esalta il linguaggio dell’infanzia, sottolineandone gli aspetti più autentici, immaginativi e sovversivi. Uno sguardo che restituisce dignità ai pensieri dei bambini e alla loro particolare capacità di osservare e interpretare il mondo.

La psicoanalisi, prima degli adulti e poi infantile, ci ha mostrato quanto l’individuo si formi e plasmi nell’infanzia e quanto l’ascolto di quella dimensione infantile, anche nel paziente adulto, sia requisito fondamentale per l’integrazione e lo sviluppo dell’individuo.
Perché ascoltare i bambini?
Cosa ci perdiamo nel non ascoltarli?
Cosa succede a loro se non vengono ascoltati?
Un bambino ha bisogno di sentirsi riconosciuto e legittimato nei suoi pensieri per poter crescere e sviluppare un’adeguata fiducia in se stesso e nel mondo che lo circonda. Viceversa, si muoverà in modo insicuro, paranoico o disorganizzato non avendo avuto quel tipo di ascolto che lo autorizza ad esistere come individuo a sé stante. Un bambino non ascoltato non potrà sviluppare suoi pensieri e di conseguenza un Vero Sé, ma sarà costretto a identificarsi e aderire ai pensieri genitoriali e a compiacere di volta in volta chi si trova di fronte, come uno Zelig pronto ad assumere la forma che l’altro si aspetta o desidera da lui.
Bion ha ben sottolineato nella sua teoria sulla nascita del pensiero l’importanza della funzione alfa, ovvero di quella funzione che recepisce gli elementi grezzi del bambino e li trasforma e glieli restituisce in elementi più elaborati che sono alla base del pensiero, dei sogni e della capacità di attribuire significato all’esperienza emotiva. Gli elementi sensoriali ed emotivi primitivi, che Bion definisce elementi beta, non possono essere pensati né mentalizzati dal bambino se non attraverso l’incontro con una mente capace di accoglierli. È innanzitutto la mente del caregiver che svolge questa funzione trasformativa: riceve stati di disagio, paura, eccitazione, frammentazione e li restituisce in una forma più tollerabile e rappresentabile. In questo senso il pensiero nasce da una relazione e l’ascolto diventa uno strumento essenziale di costruzione della mente.
I pensieri dei bambini, a volte anche quelli non ancora pensati, sono in attesa di essere incontrati. Di incontrare un interlocutore in ascolto, che li trasformi o li legittimi confermando il bambino. Il bambino chiede di essere riconosciuto e di trovare una “jouissance creativa”, un godimento, nell’incontro con l’altro e nel venire scoperto. Chiede che qualcuno si interessi autenticamente a ciò che pensa, immagina, teme o desidera. Ed è nella possibilità di questo incontro fecondo tra pensieri del bambino e una mente pronta e capace di accoglierli ed ascoltarli che si forma la mente del bambino. Non si tratta soltanto di comprendere ciò che il bambino dice, ma di offrirgli uno spazio in cui possa progressivamente diventare autore dei propri pensieri e della propria esperienza.

Ma cosa succede a noi adulti se non ascoltiamo i bambini?
Ascoltare i bambini significa anche dare ascolto al bambino dentro di noi e alla parte infantile che c’è anche in ogni paziente adulto. Significa saper rimanere in contatto con quella parte senza volerla silenziare ma considerandola per tutta la vita fonte di immaginazione, creatività, possibilità di gioco. Significa preservare la capacità di stupirsi, di interrogare ciò che appare scontato e di guardare il mondo senza che sia completamente irrigidito dalle categorie dell’esperienza.
Non ascoltare i bambini comporta un impoverimento del nostro pensiero, significa perdere la tensione tra realtà e finzione, la capacità di sostare nell’immaginifico, nel fantasticare. Significa disimparare una lingua che dovremmo tenere sufficientemente allenata per tutta la vita, significa non stare a passo con i tempi, non imparare cose nuove, non darsi la possibilità di ampliare il proprio orizzonte, non rispettare se stessi in quanto bambini che si è stati. Significa rinunciare a quella parte di vitalità psichica che continua a generare nuove prospettive e nuove narrazioni. I bambini non sono soltanto coloro che devono essere educati dagli adulti, ma anche coloro che, se sappiamo ascoltarli, possono continuare a insegnarci qualcosa sul desiderio, sulla curiosità e sulla possibilità di immaginare il mondo diversamente da come lo conosciamo.
Insomma, “se non lo fai (ascoltare i bambini), hai perso una grande occasione”.