Per la rubrica NOTIZIE DAL DIVANO: “Alla ricerca di materiali psichici grezzi a cui dare forma”
di Anna Ferruta
Accade che giungano a chiedere un aiuto di tipo psicoanalitico soggetti che avvertono l’inconsistenza di vite che attraversano esperienze che non sentono reali, ma superflue, volatili. Il ricorso alla metafora archeologica freudiana che invitava a scavare nel passato non si rivela efficace: non è qualcosa di perduto che manca. Così pure l’affannosa ricerca di terapie alternative ‘fantasiose’ finisce per arenarsi in una collezione di oggetti inutili, da eliminare.
Allora nell’attento lavoro delle sedute l’ascolto dell’analista cerca di cogliere quello che manca: non è il ritrovamento di tesori del passato e nemmeno la scoperta di ‘perle’ di esperienza da aggiungere alla collezione posseduta, ma è qualcosa che ha una qualità speciale, vissuta in certi momenti dell’ingresso del soggetto nel mondo delle relazioni non-me.

E’ quella qualità dell’esperienza che mantiene un aspetto personale nel momento in cui si entra in contatto con la realtà senza perdere se stessi. Una creazione di qualcosa di semplice (un disegno, un cibo, una musica, una parola, un oggetto, un pavimento pulito, …) che è al tempo stesso una creazione di sé.
Qualcosa di essenziale, come alle origini della vita, quando si fa esperienza di una coincidenza di creazione del mondo e di sé, che necessita di avere a disposizione materiali grezzi, non già confezionati con significati definiti, a cui dare forma. La seduta psicoanalitica può offrire quell’ambiente in penombra, senza troppa luce, disponibile a cogliere sensazioni grezze potenzialmente generative di sé e del mondo.