“Sua Altezza Poltiglia, Principessa di Fango”
di Beatrice Alemagna
A cura di Noemi Lucrezia Pepe
Con Sua Altezza Poltiglia, Principessa di Fango Beatrice Alemagna ci accompagna in un viaggio nelle profondità del mondo interno di grandi e piccini.
Alemagna ha una capacità rara di esprimere con poesia e delicatezza temi universali in cui tutti, bambini e non, possono riconoscersi.


Il viaggio nel mondo interiore comincia con una lunga scalinata che porta Yuki, protagonista e voce narrante, giù per un tombino, alla ricerca delle chiavi di casa, che per un moto di rabbia aveva fatto cadere dentro. Yuki stava tornando a casa da scuola con il fratello maggiore Sen, che non le parla e non la degna di uno sguardo: convinta che il “fratello-mummia” la detesti lancia le chiavi nel tombino.
Subito viene assalita dai sensi di colpa e così inizia la sua discesa “agli inferi”, nel mondo sotterraneo.
Ad accoglierla, Yuki trova Sua Altezza Poltiglia, Principessa di Fango, una grossa e informe massa di fango sgocciolante. Yuki si ritrova impantanata nel terreno colloso, non riesce a sollevare i piedi, metafora della difficoltà ad uscire dalle impasse della propria rabbia e dei sensi di colpa ma anche della necessità di sostare nei meandri più bui della propria psiche.
Sua Altezza Poltiglia cresce quando Yuki è cattiva, si alimenta della sua rabbia e scompare quando anche la rabbia di Yuki si scioglie per fare spazio a sentimenti come la tenerezza e la preoccupazione.
Poltiglia fa pensare a “Sua maestà il bambino” di Freud: una parte tiranna e dispotica di Yuki che vorrebbe tutti al suo servizio, un simbolo dell’Io infantile non ancora contenuto dai limiti della realtà.
Poltiglia è una parte di Yuki che una volta incontrata non può più non vedere, non può che seguirla in questo viaggio nel mondo di fango in cui incontra diversi luoghi, tutti da scoprire, dei luoghi perturbanti, familiari e inquietanti allo stesso tempo: il Lagondiglio, il Museo degli odiosi, la Rabbioteca, la Relax room… anse del mondo interno con cui ognuno di noi è più o meno familiare.


Nel regno di fango Yuki incontra anche diverse creature, come i Caccoli, piccoli esserini maleodoranti che rappresentano i sensi di colpa, e che insistentemente ricordano le cose brutte che si sono fatte e che la seguiranno per tutto il viaggio.
Man mano che prosegue nel viaggio, Yuki sempre di più si riempie di fango… sta diventando come Poltiglia, finchè le due non si prendono per mano e Poltiglia inizia a rimpicciolirsi.
Quando arriva il momento per Yuki di riemergere dal mondo sotterraneo Poltiglia si dispera perché tutti se ne vanno da lì prima o poi. La rabbia passa ma forse Yuki adesso è più disposta a guardarla, ad accoglierla “Torno a giocare qui, te lo prometto, facciamo le torte di fango” le dice. Yuki ha dato una forma alla sua rabbia, l’ha trasformata, può giocarci. Poltiglia si scioglie ma non scompare. Di lei resta un rametto nel fango, una piantina, la parte vitale della rabbia.
Quello che sembra un luogo da evitare, pericoloso e inquietante, che è quello dove abitano le emozioni più faticose e negative, in realtà si rivela un luogo sorprendente dove è possibile conoscere se stessi e diventare familiari con parti di sé fino ad allora relegate per paura o per difesa.

E mentre Yuki scende da sola nel mondo di fango, risale la lunga scala con il fratello, che finalmente le mostra l’affetto di cui aveva bisogno. È spesso la presenza di un Altro (figure di accudimento, analista) capace di accogliere e contenere l’esperienza emotiva, che permette la bonifica e l’elaborazione delle emozioni negative, il riemergere da stati emotivi informi e caotici.
Immagini e testo danzano insieme armoniosamente, come in tutti gli albi di Beatrice Alemagna: le illustrazioni sembrano cogliere il fatto scelto, come direbbe Bion, che le parole accennano. Le immagini diventano quindi un amplificatore del testo, mai banali, mai sature, che lasciano spazio alla metafora; illuminano le parole e le sensazioni evocate.