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Freud in Fabula

“Urlo di mamma” di Jutta Bauer. A cura di Noemi Lucrezia Pepe

Urlo di mamma
di Jutta Bauer

a cura di Noemi Lucrezia Pepe

“Stamattina la mia mamma ha urlato così forte che mi ha mandato in mille pezzi”

Spesso le mamme temono che le loro urla, in un momento di esasperazione, abbiano danneggiato irreparabilmente il loro bambino.

Bastano poche parole per chiedere scusa, come sono poche le parole di questa storia in cui c’è una mamma pinguino che un giorno urla tutta la sua rabbia contro il suo bambino pinguino, mandandolo in mille pezzi. Sono cose che accadono. Le mamme urlano. Si passano giornate o momenti brutti insieme ma nulla è irreparabile.

Urlo di mamma è un piccolo albo che parla ai bambini, rassicurandoli sulla possibilità di ricucire gli strappi relazionali ma è un libro anche rivolto alle mamme che dice sia dell’importanza di saper chiedere scusa ai propri bambini e ancor prima di poterli aiutare a rimettere insieme i pezzi, a dare significato a quanto accaduto, sia di alleviare i sensi di colpa conseguenti a dei brutti momenti relazionali, rassicurando anche loro sulla possibilità di riparare e di non lasciare danni.

Di fronte alle urla della mamma il piccolo pinguino si disintegra dallo spavento, i pezzi del suo corpo sono sparpagliati ovunque. Solo le sue zampe continuano a correre, senza meta, disorientate.

Il pinguino è traumatizzato nel senso etimologico del termine: il suo corpo, metafora della sua psiche, è lacerato. Non si trova più e non si può nemmeno cercare, i suoi occhi sono in cielo, troppo lontani. Sono occhi spaventati. Non riesce nemmeno a gridare perché non ha più il becco.

Come dice Ferenczi (1932) “non c’è trauma né spavento che non abbia come conseguenza un accenno di scissione della personalità”, e ancora un forte shock, infatti, equivale all’annientamento della coscienza di sé, della capacità di resistere, di agire e di pensare in difesa del proprio Sé” (1934).

Nel momento in cui la mamma urla e il pinguino si disintegra in mille pezzi, la mamma perde temporaneamente quella funzione di membrana protettiva (Freud, 1920) per la mente che corrisponde alla competenza emotiva dei genitori che intuitivamente capiscono quali sono le esperienze psichiche che il bambino è in grado di tollerare.

È la madre, infatti, che nella visione di Winnicott e di Bion, si costituisce come barriera contro l’eccesso di stimoli. Il trauma continuativo è conseguenza della mancanza della funzione materna di contenimento e, nei casi estremi, delle proiezioni dei genitori di loro contenuti psichici patologici nella mente del bambino.

La capacità riparativa della madre cura l’effetto patogeno del trauma, quando non reiterato, e permette agli strappi relazionali di ricucirsi senza conseguenze sulla mente del bambino.

La mamma pinguino ci mette un po’ ad arrivare, forse anche lei si è persa ed è rimasta disorientata dalla sua stessa rabbia evacuata in modo così distruttivo. Ma alla fine arriva portando con sé tutti i pezzi del suo bambino che aveva raccolto e potendoli così ricucire insieme. Arriva a bordo di una gigantesca nave volante che getta un’immensa ombra sulle zampe del pinguino, “Questa è l’ombra dell’oggetto che ricade sull’Io lasciando tracce della sua esistenza nell’adulto” (Bollas): quale sarà l’ombra che si porterà dietro il pinguino?

Forse quella della possibilità di un grande terrore e allo stesso tempo di una possibilità di ripararlo.

Il pinguino infatti si ricompone, ricucito dalla mamma ma anche nello e attraverso lo sguardo e l’abbraccio materno.

Questo piccolo albo è consolatorio, e può essere un valido strumento per mamme e bambini per fare pace e mettere in parole qualcosa di brutto e violento avvenuto nella relazione.