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Eventi aperti - CMP

23 febbraio LIBRI AL CENTRO: PSICOLOGIA CLINICA PERINATALE e COSCIENZA, INCONSCIO E MEMORIA

Nell’ambito dell’iniziativa “Libri al CENTRO

23 febbraio 2024 (evento online – h. 21)

il Centro Milanese di Psicoanalisi 
PRESENTA

PSICOLOGIA CLINICA PERINATALE
di Antonio Imbasciati e Loredana Cena (FrancoAngeli, 2023)
e
COSCIENZA, INCONSCIO E MEMORIA
di Antonio Imbasciati (Mimesis, 2022)


con ANTONIO IMBASCIATI

CONDUCONO LA SERATA MARIA ANTONCECCHI E LUISA LAGHI

INTERVERRANNO
Loredana Cena, Giovanna Maggioni, Giorgio Mattana, Cristina Riva Crugnola e Paola Vizziello

SCARICA LA LOCANDINA

EVENTO ONLINE SU PIATTAFORMA ZOOM
Partecipazione gratuita fino a esaurimento posti inviando una mail a info@cmp-spiweb.it entro e non oltre mercoledi 21 febbraio.
Riceverete per tempo il link per il collegamento via Zoom

La serata sarà occasione per raccontare il percorso longitudinale del pensiero poliedrico di Antonio Imbasciati, rivelatore della sua doppia anima di psicoanalista e di uomo accademico, che ha costruito una teoria sul protomentale, focalizzando la sua ricerca sullo sviluppo e sul funzionamento della mente fin dal periodo perinatale e ha sottolineato la rilevanza reciproca nel rapporto tra la psicoanalisi e le neuroscienze.

Con “perinatalità” si intende non solo quel periodo di vita della donna quando concepisce e mette al mondo un bambino – come comunemente e sanitariamente ancor oggi si intende – ma, a più fondata ragione, il periodo della vita di ogni individuo, dal feto ai primi mille giorni di vita, in cui vengono a costruirsi le fondamenta del suo cervello.
Continuare a riferirsi solo alla donna non considera quanto dimostrato da quasi un secolo dalle scienze psicologiche, psicoanalisi e neuroscienze.
Nessuno ha un cervello uguale a quello di un altro: la diversità è frutto di ciò che in un cervello si struttura in base alle informazioni ricevute continuativamente da tutti i sensori del corpo in contatto con il corpo della madre, prima come feto, poi come bimbo. Le prime strutture neurali condizionano il modo con cui un cervello organizzerà ogni successiva “sua” esperienza.
Ne discende l’importanza della perinatalità, come periodo di formazione di quanto sarà determinante lo sviluppo del cervello di quel singolo individuo.
In questo sviluppo perinatale fondamentale risulta la sua relazione coi genitori. Poiché l’intero processo relazionale è silenzioso, al di fuori delle possibilità coscienti dei genitori, indispensabile si presenta poter prevenire eventuali sviluppi negativi nei bambini e nelle future generazioni.
Occorre pertanto una “promozione della salute mentale dei genitori per lo sviluppo neuromentale del bambino”, come recita il sottotitolo di questo libro, che è il seguito di altri cinque dei medesimi autori dedicati a questo argomento.
Tale promozione si presenta poco utile se erogata solo per genitori con indici di rischio: i processi che inficiano la “buona relazione” sono silenziosi, al di fuori della coscienza, di genitori, di figli e anche di osservatori; salvo i casi gravi, rilevati a livello psichiatrico.
Un lavoro di prevenzione con tutti i genitori permetterà inoltre di rilevare quanto le modalità attuali della vita sociale e intrafamiliare limitino e alterino (si pensi alla digitalizzazione di ogni linguaggio) lo spazio e la natura emozionale della “buona relazione”.

L’inconscio viene considerato l’oggetto di indagine specifico della psicoanalisi: ma questo “inconscio” è stato scoperto, individuato e descritto con la coscienza, senza che sia stato indagato adeguatamente in che cosa tale “strumento-coscienza” consista e come funzioni. Dall’opera di Freud d’altra parte è derivata l’idea pregnante che “la” coscienza sia fallace. Si impone pertanto la necessità che in psicoanalisi si consideri adeguatamente lo studio di questa “coscienza”, che si usa per scoprire l’inconscio. Antonio Imbasciati ne propone chiarimenti nel quadro della costruzione del cervello dalle esperienze individuali: questo “apprendere dall’esperienza”, che la letteratura psicoanalitica ha sviluppato sul piano della soggettività e che l’analista sente o pensa accadere in analisi, viene prospettato dall’autore nella costruzione progressiva delle funzionalità del cervello di un determinato individuo a cominciare dal feto. Il cervello funziona attraverso reti neurali: ogni esperienza ne produce e modifica le precedenti, e da queste viene condizionata la formazione delle reti successive. L’esperienza che in tal modo fa il cervello resta in memoria sotto forma di reti neurali. Nessuno ha un cervello uguale a quello di un altro. Quanto accade nel cervello non è omologabile alle esperienze obbiettive di un soggetto: il piano neurale non è omomorfo con ciò che appare nella coscienza di un soggetto, come si crede nella cultura popolare. La traccia delle prime esperienze neonatali e infantili spiega la correlazione riscontrata nella clinica tra le vicende di vita infantili e il funzionamento mentale nelle età più adulte. L’autore descrive l’importanza degli “affetti” in quanto tracce delle prime esperienze fondanti il destino della struttura neurale che si costruirà. Queste tracce sono irrappresentabili per la coscienza, che si svilupperà in tempi successivi: quel che percepisce un neonato o un infante con è configurabile per noi adulti. Per questo le esperienze della prima infanzia non possono essere ricordate. La memoria non è ciò che ricordiamo: il ricordo è uno dei tanti effetti che un cervello può far comparire alla coscienza dell’individuo. L’ultimo saggio riprende in chiave psicosociale gli effetti dei pregiudizi come eventi particolari delle funzioni della coscienza.