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Genitori-figli

ADOLESCENTI FUORI DAL CORO di Claudia Balottari

ADOLESCENTI FUORI DAL CORO
di Claudia Balottari

Adolescenti che non giocano
12 giugno 2024: la 22esima giornata contro il lavoro minorile quest’anno ha avuto come focus la giustizia sociale per tutti, così specificato, come se ci fosse bisogno di precisare che anche i minori hanno dei diritti. Il lavoro minorile è sommerso e invisibile, in Italia quasi 1 minore su 15 tra i 7 e i 15 anni ha avuto esperienza di sfruttamento economico.

Adolescenti che desiderano lavorare
Oggi incontro nel mio studio un sedicenne che ha deciso di abbandonare la scuola perché vuole imparare un lavoro manuale, vuole “andare a bottega” da un falegname. Forse segue le orme del bisnonno, diventato imprenditore di una fabbrica di mobili cominciando dalla povertà.  Silvano ha i suoi ideali di giustizia, di morale e di partecipazione al mondo. Come un Pinocchio volontario, Silvano vuole diventare adulto “vero” in questo modo, dissociandosi dalla condizione benestante familiare.  Silvano ha il tatuaggio di una pigna sulla caviglia, ha studiato il significato di questo frutto dell’abete, è il frutto maschile che si esaurisce dopo aver compiuto il suo dovere di inseminare il frutto femminile: ha un progetto creativo. Sembra una scelta “in opposizione”, ma penso che anche per lui valga il diritto di giusta scelta e perciò gli propongo di fare un po’ di strada insieme per saperne di più di questo suo desiderio, avversato dalla famiglia che lo designa imprenditore laureato per nascita.

Nulla cambia, tutto si trasforma
Mentre ci congediamo mi corre l’occhio su un libro di Winnicott, Bambini (1977, Cortina, Milano). Niente è casuale, mi ricordo che contiene un articolo del 1966, dal titolo “Dalla bocca degli adolescenti”, in cui l’autore suggeriva a educatori e genitori la lettura di un libro di E.M. Eppel, Adolescents and Morality (Routlege & Kegan Paul, London), che riporta i risultati di una indagine su 250 ragazzi, dai 14 ai 20 anni, studenti-lavoratori delle scuole serali.

Rileggo l’articolo, mi interessa captare qualche differenza tra il 1966 e il 2024.  Le domande sono studiate per ottenere opinioni sulla moralità, sulla differenza tra generazioni, sui fattori che influenzano le scelte. “I ragazzi appaiono come persone, come individui che stanno diventando autonomi, come personalità intere che hanno un senso morale che appartiene all’individuo, alle pulsioni adolescenziali, al giovane adulto”, così scrive Winnicott, rilevando una universale tensione senza tempo.

Mi sorprende trovare che la forma delle angosce di morte si addensa nella minaccia della bomba atomica, con “l’effetto di rinforzare un vissuto ricorrente negli adolescenti, e cioè che forse non vale la pena di provare”.  Qualche risposta: “Vorrei provare a costruire un mondo di pace per le generazioni future – Vorrei liberarmi della bomba e fare una vita tranquilla – Non so cosa darei per essere sicuro che se fai un figlio morirà di morte naturale e non sotto una bomba atomica”.

Ora come allora?