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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

André Green. Il potere creativo dell’inconscio

di Nelly Cappelli

Maurizio Balsamo
André Green. Il potere creativo dell’inconscio
Milano, Feltrinelli, 2019
Euro 15

Scrivendo un testo, ci si imbatte (almeno) in un limite: le idee, che possono affacciarsi alla mente simultaneamente, devono essere esposte in sequenza. Quando lo scopo è scrivere su un autore, come Green, il cui pensiero è «reticolare», ramificato; l’opera, ampia, complessa, allora, la buona riuscita dell’operazione non è affatto scontata.

Con questo volume, agile per  dimensioni (150 pagine, inclusi un esauriente corredo di note e  bibliografia), ma sostanzioso per contenuti, Balsamo raggiunge pienamente l’intento e offre una chiave di lettura personale e meditata dell’opera dello psicoanalista francese.

Fin dalle prime pagine, si coglie come Balsamo sia a suo agio nel creare connessioni, approfondimenti e stratificazioni tra le idee: è il suo stile, lo si incontra anche in altri scritti, ma in questa monografia si tocca con mano quanto l’insegnamento di Green sia stato metabolizzato. Il volume si colloca nella collana Eredi, diretta da Recalcati, per l’editore Feltrinelli; è inevitabile pensare alla frase di Goethe che piacque tanto a Freud: «Ciò che hai ereditato dai padri riconquistalo se vuoi possederlo davvero».

Balsamo mostra l’architettura complessiva e individua i punti nodali in cui si articola il discorso di Green. A partire dagli «stati limite» e dal ruolo della follia, esplora il concetto di terzietà; indaga la dimensione narcisistica soffermandosi sul complesso della «madre morta», sul fallimento della struttura inquadrante e dello spazio originario; esamina il doppio ruolo del negativo e il suo riverbero sulla dimensione soggettualizzante e oggettualizzante. Studia gli «elementi differenziali» della  psicosi bianca e la posizione fobica centrale, sul filo della concezione del tempo «in frantumi» e della diacronia in psicoanalisi. Sviluppa la riflessione, che fu costante, in Green, sul ruolo giocato dal funzionamento psichico dell’analista, in seduta.

Le idee di Green sono raffrontate con quelle di altri psicoanalisti, rendendo l’immagine di uno «psicoanalista impegnato» non solo nella cura dei pazienti e nella trasmissione della psicoanalisi, ma anche nel dibattito psicoanalitico internazionale. Per Green il dialogo era volto a evidenziare i termini del confronto e non finalizzato allo sforzo dottrinario di «tenere insieme»: è questa la strada che realmente fa intervenire un vertice diverso, aprendo la relazione al «terzo».

Prendendo il “la” dal tema della follia, non sarà la “normalità” a contrapporsi alla psicosi, ma sarà la singolarità, magari fatta di stranezze, di passioni, di sintomi (follia privata)  a contrapporsi alla morte psichica, a una “pseudo-normalità”  spenta, indifferente, priva di speranza.

Notevole, nel volume, è l’attenzione posta nel coniugare prassi e teoria; si parte dalla clinica, ma poi: «Come pensare questa clinica?» (82). Interrogativi e prospettive che attraversarono l’intera opera di Green.

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