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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Black Mirror – Stagione V

di Daniela Mingotti

La quinta stagione di Black Mirror è un altro suggerimento per questa estate calda. Ci permettiamo di consigliarla sia agli appassionati di lunga data della serie ideata da Charlie Brooker che ai neofiti al loro primo appuntamento con questo intrattenimento che indaga il lato oscuro della tecnologia.

A questo proposito, le critiche che questa stagione ha ricevuto hanno altalenato tra un buon apprezzamento – per esempio il sito di critica cinematografica www.rottentomatoes.com pubblica un indice di gradimento del 67%, piuttosto alto per loro – e qualche stroncatura. Gli scettici lamentano che i tre episodi – Striking Vipers, Smithereens, Ashey too – difetterebbero del marco di fabbrica: lasciare lo spettatore sbigottito e inquieto.

Pur tenendo conto di questo punto di vista, mi domando però se non è già abbastanza sconcertante partecipare al dramma dei protagonisti del primo episodio, domandandoci se davvero le nuove forme di sessualità virtuale possano garantire un così facile accesso al piacere da diventare più allettanti dell’incontro reale tra due esseri umani. Certo non è facile mantenere la tensione sessuale viva quando dall’altra parte hai qualcuno che pensa con una mente che non è la tua. Invece, l’intelligenza artificiale impara in fretta quello che ti piace e lo soddisfa nei tempi e modi che tu stabilisci. Ops, cambiamo episodio altrimenti magari la cena ci va per traverso!

Riprendendo il discorso, stavamo valutando il gradiente d’inquietudine della V stagione mentre incontriamo il protagonista del secondo episodio, un uomo che si è distratto al volante per chattare con il suo diabolico smartphone. Quel gesto banale, così frequente, così folle, cambierà la sua vita e la sua psiche per sempre. Cambierà anche quella del guru dei social network, pentito per avere contribuito a diffondere la piaga. Una piaga inarrestabile perché la connettività continua induce dipendenza attivando i circuiti della dopamina, il neurotrasmettitore responsabile del piacere. Il piacere dopato di non essere mai solo, mai annoiato, mai calmo, mai pensieroso di pensieri che magari ti procurano qualche angoscino. Noi tutti diciamo che questo è un problema della Generazione Z, la prima generazione nativa digitale, quelli sempre connessi. Diciamo così perché pensiamo che rispondere alle mail a ciclo continuo, leggere le notizie sui tablet, chattare con colleghi e conoscenti, lavorare con lo smartphone sia meno dopante che seguire ossessivamente il profilo della cantante pop preferita su Instagram. Ops, meglio procedere con la serie.

Nell’ultimo episodio seguiamo le vicende di due adolescenti non proprio popolari, della cantante Miley Cyrus che interpreta un’interessante versione di se stessa e di una sfrontata, simpaticissima bambola. Nel giro di qualche scena, ci troviamo immersi nelle dolorose, quotidiane incomprensioni che la vita familiare, lavorativa e sociale comporta per i protagonisti, ma temo per ognuno di noi. Ovviamente, ci rendiamo presto conto che la bambolina, artificialmente dotata d’intelligenza, è l’essere più pensante, sensibile, onesto e intraprendente della compagnia. Ridicolo pensare che qualche circuito elettronico ben assemblato possa essere più empatico di nostro padre, più supportivo di nostra sorella, più amorevole di nostra madre. Ops, vado a letto.

Forse non sono abbastanza dark, ma confesso che il malloppo di pensieri foschi e di sogni a tinte cupe che la stagione mi ha regalato mi basterà per l’estate, sperando che la vita mi faccia qualche sconto!

Assolutamente consigliato! Buona visione e amorevoli pensierini!

 

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