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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Cortometraggio “IN MY DREAM”

In my dream. From nightmare to hope.
Riflessioni sull’infantile in tempi di pandemia.

di Davide Bruno e Laura Balottin

La pandemia da Covid-19, come trauma collettivo, ci ha offerto l’occasione per una riflessione sull’infantile, anche nell’adulto, che si presenta nudo e ferito, nei suoi aspetti perturbanti di crudezza e violenza, di bisogno primario di protezione e supporto. Nasce così il cortometraggio italo-francese, In my dream, selezionato tra i 5 in nomination per il Concorso Video dell’International Psychoanalytic Association 2021.

L’infantile, tra solitudine e contatto

L’idea è di tre candidati analisti, Davide Bruno, Laura Balottin e Selena Salkoff, che hanno vissuto l’ondata pandemica da angolature differenti, lavorando in studi privati e in istituzioni pubbliche di salute mentale. Gli scambi tra gli autori, inizialmente informali, sono in seguito divenuti sempre più tesi a cercare una via creativa per esprimere il bisogno di contatto, di protezione e di relazione che caratterizzano l’umano e l’infantile, e che emergevano così prepotentemente durante le fasi più acute della pandemia. Con infantile intendiamo infatti ciò che sopravvive delle singolari esperienze primarie infantili e che torna a improntare l’esperienza nell’attualità. L’umano stesso in fondo si trova in “posizione infantile” di fronte all’incertezza, al pericolo di sopravvivenza, alla morte. Un infantile apparentemente inerme, che suscita angoscia, ma che si apre anche al desiderio di vivere e di sperare.

Sogno, immagine, speranza

Per costruire la trama del corto abbiamo condiviso i sogni dei nostri pazienti. Abbiamo quindi scelto e rielaborato tre racconti-incubo, caratterizzati dall’essere immediatamente rudi e radicalmente angoscianti. La solitudine, il tradimento, la perdita del senso di identità sono temi trasversali che si sviluppano nei tre episodi, attraverso gli scambi tra generazioni e tra generi.
Gli smartphone, strumenti che hanno garantito la continuità degli scambi relazionali nei periodi di confinamento, sono stati da noi utilizzati per le riprese dei diversi episodi. Questi sono stati poi montati da un regista, Massimo Latini, che ringraziamo per averci permesso di esplorare la consonanza tra sogno e immagine cinematografica, e di percorrere così figurativamente la lunga strada per uscire dall’incubo verso una ritrovata speranza. Proprio per rappresentare tale contrasto, il cortometraggio si avvale della dialettica tra luce e ombra, interno ed esterno, musica e parola, nella quale lo spettatore è invitato a immergersi.

Sognare per incontrarsi

Ci è parso che questi sogni della pandemia e le angosce profonde che esprimono rimandino agli interrogativi contemporanei delle società occidentali rispetto al tradimento del patto tra le generazioni e con la Natura, che l’epidemia da Covid-19 ha messo così duramente a nudo. Parallelamente emerge con forza la necessità di misure di protezione della collettività e degli individui e l’importanza del dialogo e della collaborazione per fronteggiare l’emergenza.
I protagonisti degli incubi, che all’inizio sognano ognuno il proprio sogno, si ritroveranno alla fine a correre in una natura nuova e primaverile, al termine di un inverno che si credeva non potesse avere fine. E si incontreranno in un intreccio di voci per parlare di esperienze comuni ed universali e per rendere conto dell’importanza dell’incontro con l’altro, in un periodo che ci ha confrontato tutti con la solitudine e con la paura. Così hanno fatto gli autori di questo video, incontrandosi e condividendo le proprie esperienze durante la pandemia.
Sognando, nonostante tutto.

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