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Un libro al centro

“E quindi uscimmo a riveder le stelle” di Mauro Manica

By 26 Gennaio 2022Marzo 14th, 2022No Comments

E QUINDI USCIMMO A RIVEDER LE STELLE: Il dialogo su Bion con la psicoanalisi
Mauro Manica
Armando Editore, 2022

 

L’aspetto che sembra maggiormente sorprendere del pensiero e dell’opera di Wilfred Bion è costituito dal fatto che tanto l’uno quanto l’altra potrebbero darsi come il prodotto di un dialogo infinito, ma anche sotterraneo, carsico, e forse “infernale” con i diversi sviluppi della riflessione psicoanalitica che li hanno preceduti. Possiamo pensare che sia stato lo psicoanalista che in un modo del tutto unico e originale ha in modo significativo raccolto l’eredità implicita e più creativa del pensiero freudiano.

Bion ha raccolto un metodo, una via indicata da Freud, e l’ha sviluppata. Non ha trattato l’opera di Freud allo stesso modo in cui si potrebbe considerare una Bibbia, ne ha sviscerato le fonti più vitali, le ha portate alla luce, le ha liberate dai retaggi deterministici; se necessario, le ha capovolte, facendole confluire nel fiume di tutte quelle ricerche che ne erano derivate. E come un fatto scelto, per usare una delle concettualizzazioni più originali dello stesso Bion, il fiume sotterraneo di una psicoanalisi relazionale, bipersonale e inersoggettiva è riemerso permettendoci di “rivedere le stelle” di quel cielo in cui si era generato.
E per certi versi, l’opera bioniana, rivoluzionaria e innovativa, sembra essersi prodotta all’interno di un dialogo con il pensiero di quegli psicoanalisti che maggiormente hanno trasformato il discorso psicoanalitico, imprimendogli delle svolte sorprendenti e geniali. Ferenczi, Jung, Melanie Klein, Winnicott possono allora essere pensati come i maestri con cui Bion ha più intensamente e più intimamente dialogato nello sviluppo delle sue idee.
L’autore fa uso di questo scambio per considerare come le trasformazioni avvenute nel pensiero di Bion abbiano contribuito a una rivoluzione “quantica” del paradigma psicoanalitico. Potrebbero infatti aver consentito il transito da una psicoanalisi “epistemologica” (dove ha rilievo quanto l’analista sa e il paziente arriva a conoscere di se stesso) a una psiconalisi “ontologica” (in cui diviene essenziale la presenza dell’analista, tutto ciò che l’analista è e riesce a “diventare” dell’esperienza emotiva del paziente). E in una psicoanalisi ontologica si può assistere a una trasformazione clinica significativa, in cui una teoria della tecnica incentrata sull’interpretazione potrebbe coesistere con una teoria della tecnica arricchita di nuovi strumenti – assenza di memoria e di desiderio; capacità negative (cioè, la capacità di sostare nel dubbio, nell’angoscia e nel caos senza sviluppare troppa persecuzione); essere in unisono (at-one-ment) emotivo; intuizione; atti di Fede; capacità di reverie; linguaggio dell’Effettività; trasformazioni in sogno e in gioco; diventare O (diventare la verità dell’esperienza emotiva del paziente e della seduta) – che consentono il trattamento dei pazienti più gravi.