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Genitori-figli

ELOGIO DELL’OZIO ESTIVO di Claudia Balottari

ELOGIO DELL’OZIO ESTIVO
di Claudia Balottari

Vacanza: lasciar vivere il lavoro interno con libertà
A scuole chiuse, arriva alle finestre dello studio sovrabbondanza di suoni: dal parco per l’infanzia sotto casa, dal cortile dell’oratorio grida di bambini che corrono, incitazioni da altoparlanti che fanno pensare a gare in corso… tutto corre veloce in un tempo che suona pieno, frenetico, euforico.  Esultanza comprensibile e liberatoria per la fine di regole contenitive, richiamanti al dovere: è la vacanza, il momento del piacere!

La parola vacanza racconta all’orecchio un vuoto piacevolissimo, un vuoto che è libertà. Giorni vuoti dal lavoro, dallo studio, dai vari impegni quotidiani – in cui i ritmi possono rallentare, in cui si può dormire di più, fare quello che ci pare.

La noia e l’ozio: tempo di latenza dormiente per crescere
Associamo la vacanza a un tempo di latenza, o di dormienza, in cui qualcosa vive e muta internamente, senza manifestarsi immediatamente.
Latenza come stato di non-azione, per fermarsi ad assaporare l’ozio e la noia, per fare amicizia con la passività senza temerne una cattura senza ritorno.
Otium come ritiro dalla cosa pubblica, secondo gli antichi filosofi, e in questo senso è un invito ai genitori a rinunciare a programmazioni perfette, a eccessi di socialità, lasciando spazio a possibili improvvisazioni, libere dall’ansia della prevedibilità e di una combinazione precostituita.

Lasciare il campo a maggese: il vuoto come sorgente di desiderio
Da uno stato di vuoto dormiente sorgerà la capacità di attendere, capacità di essere soli, in contatto con se stessi (ma con qualcuno… a portata di voce).
Così come il campo di grano lasciato a maggese trova nello stare a riposo l’elaborazione nutritiva per future fertili coltivazioni, anche l’inattività recupera forze inconsce che nutrono e motivano nuove gemmazioni, come una spinta spontanea a creare e a sentire di volere, con un proprio desiderio.
Potremmo avvicinare questo stato al lasciarsi andare fiducioso e sicuro del neonato tenuto tra le braccia e nella mente, rilassato nell’abbandonare tensioni esistenziali, ma tuttavia vivo, vigile e cosciente, pronto a riprendere contatto con l’esterno.

Dal vuoto nascono paesaggi immaginari e capacità di esplorazione: con stupita meraviglia.
In opposizione all’isolamento, ozio e noia si possono coniugare felicemente facendo spazio a paesaggi dell’immaginario, a un sogno che si prolunga nel risveglio rinnovando strategie di vita e voglia di ricongiungersi alla realtà. D’improvviso, con un impeto che sgorga da un movimento vitale, come una illuminazione della mente, potrà comparire un progetto, una meta, una fantasia di gioco, che prima non c’era. Come se, con “gran meraviglia (…) un’automobile strombettante, giunta da chissà dove, traversasse il paese, sulla strada maestra e dileguasse chi sa dove verso nuove città, verso il mare, sconvolgendo ragazzi e polvere”  (CESARE PAVESE, La bella estate)