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Ex libris

“Ex Libris” di Gabriella Mariotti

“Ex Libris”
di Gabriella Mariotti

Paura e Vanità
ci portano a supporre
che siamo stati noi a far voltare
dall’altra parte un viso che guardava,
semplicemente, altrove.
Shorts     W.H.Auden

“La vita grama del narcisista”

Al di là della banalizzazione inesatta che riduce il ventaglio narcisistico alla rappresentazione del personaggio sicuro di sé, sprezzante, aggressivo e del tutto indifferente al giudizio degli altri, la psicoanalisi ha chiarito non solo la curabilità di molte patologie narcisistiche (cosa della quale Freud dubitava) ma altresì quante forme di fragilità e dipendenza si annidino in tali patologie, quante forme di apparente sacrificio e bontà le rivestano, quanto, infine, sia tutt’altro che sicura la vita di molti narcisisti.

Non è sicura perché la dipendenza dal giudizio e dall’approvazione dell’altro è una costante, come è costante la svalutazione di sé e dell’altro a corrente alternata. Non a caso, Narciso ha bisogno di specchiarsi nell’acqua per sentire di esistere, per cercare di vedere se stesso.

Mettersi così al centro delle dinamiche relazionali, anche occasionali come ben descrive Auden, è una tortura, dalla quale dipende il potersi attribuire valore o meno: dai sentimenti di trionfo a quelli di disperazione il passo è breve e sempre improntato alla risposta dello specchio-altro.

E a complicare ulteriormente la vita grama di queste forme di narcisismo, nate, non dimentichiamolo, da un deficit originario di amore sano, è proprio la “consistenza” di questo Altro dal quale dipende l’immagine di sé: molte volte, non è l’Altro in carne ed ossa, ma semplicemente la proiezione di ciò che il narcisista pensa di sè. In un momento negativo, basta davvero che il vicino di casa non sorrida, per temere di essere rifiutato, ignorato, disprezzato: il vicino di casa avrà forse dormito male o sarà stato soprappensiero, ma questa realtà dell’altro non sfiora il fragile narcisista, tutto preso a ricondurre a sé quanto avviene o non avviene nel contesto relazionale.

Vita grama, appunto, che a volte spinge ad occupare il ruolo della vittima, del buono e sacrificale costantemente offeso dalla cattiveria dell’altro, dalla sua incomprensione, dal suo egoismo: collusione narcisismo-masochismo, così Lopez definiva queste forme patologiche, all’insegna del bisogno di essere il migliore, il puro, il generoso, lasciando sempre e solo all’altro il ruolo del cattivo prepotente.

Un bel film animato, Kirikù e la strega Karabà, sembra rappresentare proprio questo: il piccolo Kirikù chiede costantemente perché la strega Karabà sia cattiva fino a scoprire che lo è perché ha subito un dolore terribile, dolore dal quale però non vuole liberarsi perché gli attribuisce una qualche forma di potere: la legittimità di essere crudele. Che vita grama, quella della strega, che continua a soffrire e anzi alimenta la sofferenza, invece di liberarsene. Non ci ricorda forse tante persone sempre rabbiose e sgradevoli, sempre lamentose e distruttive, abbarbicate alla loro sofferenza come alibi per punire chicchessia? Sarà il piccolo Kirikù a raggiungere e liberare la strega Karabà, sarà il suo sguardo limpido e determinato a restituirle una vita scevra dal dolore e quindi dalla cattiveria.

Sarà l’analista capace del medesimo sguardo fermo, determinato a togliere il dolore originario, e al contempo capace di non cadere nella trappola della pietà inutile e collusiva?