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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Fotografie 17 agosto

Fotografie 17 agosto
di Angela Gesuè

Si aggrappano ad un aereo

uno, due, tanti

qualcuno al corrimano della scaletta

qualcuno ad una ruota

qualcuno cavalca la fusoliera

come un cavallo arabo nel deserto. 

Noncurante è stata la guerra

noncurante l’aereo si alza in volo

spara nell’aria quei corpi aggrappati.

Ognuno è da solo in una bolla nel cielo.

Che il vento risparmi a qualcuno lo schianto

e casualmente conceda un più curato atterraggio.

Non ha pensieri la natura,

ma a volte è cieca e benigna.

 

Fra le istantanee dell’11 settembre, c’è una foto, diventata celebre con il titolo “the falling man”. Scattata da Richard Drew ritrae un uomo che, per fuggire dall’inferno di fuoco della torre, si lancia precipitando nel vuoto. E’ a quell’immagine che W. Szymborska si ispira per scrivere un componimento dal titolo Fotografia dell’11 settembre, in memoria del tragico evento.

Nella monografia del novembre 2001 della rivista Poesia, intitolata New York Antology, alcuni poeti italiani (M. Luzi, G. Giudici, F. Loi, A. Merini ed altri ancora) hanno dedicato una loro poesia alla commemorazione dell’11 settembre ,cogliendone ognuno una sfumatura specifica.

Nel componimento della Szymborska c’è il tema della caduta, una caduta che mi viene da avvicinare alla caduta degli uomini sparati nel cielo dagli aerei che decollavano da Kabul, su cui si erano ammassati afgani in fuga. Ma quanta differenza tra queste due cadute. The falling man è lo scagliarsi cieco, il precipitare di qualcuno per non bruciare, ma che così facendo va incontro al disastro. Rimanere o gettarsi espone in egual modo alla rovina.

Di fronte ad essa è possibile in un primo momento solo uno sguardo di delicata pietà.

Così descrive la Szymborska questi ‘falling men’ negli ultimi versi della sua poesia:

….ancora nel reame dell’aria,

entro i luoghi che hanno appena aperto.

Ci sono solo due cose che posso fare per loro

…..descrivere questo volo

E non aggiungere una parola finale.

Vent’anni dopo, agosto 2021, nel cielo di Kabul altri uomini sono nel reame dell’aria.

Ma che cosa li ha portati in quel reame con l’inevitabile rischio di trasformarsi anche loro in falling men? Venti anni di guerra cominciata in risposta a quell’11 settembre per epurare il mondo da chi quella catastrofe aveva causato. La promessa fallita di instaurare una democrazia nella culla dei regimi totalitari e del terrorismo, il fallimento di questo progetto, l’incurante dismissione di esso da parte di chi lo aveva alimentato.  Il desiderio di essere portati via da quell’aereo che non solo permetteva di attuare una fuga verso una vita che si sperava migliore, ma incarnava chi questa speranza era venuto ad alimentare ed ora ne accelerava la dismissione, senza badare alle conseguenze che questa incauta decisione avrebbe portato.

La differenza tra le due cadute marca la differenza tra il peccato capitale dell’Islam ed il peccato capitale dell’Occidente. La spinta negativa del primo è la Violenza, e solo la violenza terrorista ha imposto agli uomini delle torri gemelle l’atroce paradosso di dover scegliere se morire bruciati vivi o sfracellati. La spinta negativa dell’occidente è l’Ipocrisia. Con il loro sacrificio gli afgani precipitati hanno smascherato l’incoerenza tra ciò che era stato promesso ed il rapido voltafaccia di fronte agli amici rispetto ai quali sarebbe stato troppo costoso essere coerenti. Attaccarsi all’aereo in partenza a tutti i costi è voler mantenere in vita l’illusione fino ad allora nutrita, ed esporsi, a meno che non intervenga qualche imprevedibile congiunzione della natura, alla più tragica delusione.

 

  1. Szymborska La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009). Adelphi, 2009. (con testo polacco a fronte).
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