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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Genitori-figli: la crescita, la cura

La pagina “Genitori-Figli: la crescita, la cura” nasce in seno ad un gruppo di ricerca del Centro Milanese di Psicoanalisi composto da psicoanalisti esperti dell’età evolutiva e della relazione tra genitori e figli. L’immagine del ponte in “copertina” è un dono di Renzo Piano che inaugura creativamente il discorso che qui si vuol fare. Attraverso narrazioni centrate su temi di interesse generale, qua

copyright Renzo Piano

li il gioco, la nascita, lo sviluppo identitario, si approfondiranno via via aspetti della vita relazionale di particolare interesse per genitori, adolescenti e per tutte quelle persone che si occupano di bambini, adolescenti e di coppie genitoriali. Un’attenzione particolare andrà quindi alla prima relazione in cui ogni individuo nasce, cresce e impara a comunicare: quella con i propri genitori, tessuta dal dialogo tra madre e padre.


Non c’è figlio senza genitori

Genitori-figli: con questo trattino in mezzo, come un ponte che unisce e separa nel contempo, intendiamo evocare la qualità intrinseca delle relazioni umane, a partire dalla loro base originaria, dal momento che non c’è “figlio senza genitori”, senza curanti per la sua esistenza.  In tutto il percorso della vita la relazione tra e con i genitori “reali” e con i  “genitori interni” caratterizzerà i soggettivi funzionamenti mentali, riportandone le tracce nel chiaroscuro di ombre e luci, nello “stile delle cure” che inevitabilmente le riporteranno. A volte restano “ombre” impossibilitate a tradurre l’esperienza in parole: il conosciuto-non-pensato descritto (Bollas, 2018), che una bimba di 10 anni esprime nell’haiku “Ombra. Anima gemella/ma senza voce/che ci segui ovunque”. Come un sogno che interagisce con i personaggi della realtà, formeranno reti di connessioni e incroci, mappe di memorie del “paesaggio interno”.


Un ponte per crescere

Inevitabile per noi l’associazione all’immagine del ponte, che adottiamo come simbolo di questa pagina, un’area di transizione tra un punto e un altro, nell’andirivieni della tessitura  che è  lavoro necessario per fare crescere una relazione tra genitori e figli. Lavoro di cura, che si apre  via via in uno scenario complesso di molti “curanti”: personaggi con diversi ruoli che operano con la necessaria interazione per garantirne lo sviluppo, così come le menti e le maestranze di un cantiere in evoluzione lavorano per mettere insieme i pezzi di un’opera che tenda all’armonia e alla funzione di mettere in contatto.

Il ponte copre un territorio – e anche un tempo. Come il cervello umano, forma linee di collegamento che daranno vita a reticoli. Come la mente umana raggiunge, attraversa, supera confini, raccoglie tracce, arriva a delle mete, sospeso su un vuoto: può essere un vuoto acquatico o  di fitta vegetazione boschiva, o  di paesaggi  costruiti; il ponte lo guarda dall’alto, da prospettive  che cambiano lungo il percorso, avvicinandosi o allontanandosi. Come i reticoli neuronali ha punti di sinapsi, ha  un punto di inizio nel concepimento, ha un punto di fine.


Riparare-ricostruire dopo il crollo

Il ponte che abbiamo scelto non è un ponte qualunque: l’immagine è una prospettiva, un disegno progettuale dello studio dell’architetto Renzo Piano per il nuovo ponte di Genova, generosamente concessa per questo spazio. Ha l’intrinseca bellezza della riparazione e ricostruzione dopo il crollo: è un ponte verso il superamento del lutto, il lutto traumatico della morte o quello potenzialmente traumatico dei fraintendimenti e delle delusioni, delle perdite, che segna il dolore implicito nei cambiamenti.


Riconoscere le fragilità, autorizzarsi di essere aiutati 

Come i ponti, le relazioni umane hanno bisogno di pilastri solidi, cavi di tenuta che possono interrompersi, cedere, crollare, mostrando punti critici, per fragilità di struttura o per trascuratezza di manutenzione o eccesso di gravità del peso della vita.

Un ponte non ha diritto di crollare, ha dichiarato Renzo Piano, ma l’essere umano ha diritto al giusto riconoscimento degli errori di trama nelle tessiture relazionali, ha diritto alla riparazione e ristrutturazione laddove c’è logorio o salto di punti che lasciano buchi e assenza di coloriture emotive.


Ripartire

I punti critici richiedono cura e attenzione, a volte un lavoro terapeutico straordinario,  opere di “rammendo” funzionale, quella funzione di rammendo e ritessitura che lo stesso Renzo Piano attribuisce al concetto di ponte, come opera di integrazione con le “periferie”, zone di fragilità ma  “città del futuro” per le nuove generazioni, dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli.


Stare tra luci e ombre

Su una zona di periferia ci collochiamo anche noi, uscendo dalle nostre stanze di terapia per raggiungere l’esterno, come psicoanalisti che riconoscono in sé e accettano l’impegno nella “polis”, riconoscendoci come “parte della città”. Saranno passi sul ponte, piccoli passi con lentezza e senza affanno, forse piccole gocce per suscitare scintille di pensiero e curiosità che spinga a “cercare”. Con qualche sosta per guardare attorno, esplorando aree della vita e delle funzioni mentali in gioco nella quotidianità dello stare con sé e insieme agli altri. Non vogliamo dare un ordine rigido, con capitoli o temi, ma i temi ci saranno in alternanza tra loro,  saranno ripresi tendendo l’ascolto a ciò che succede “là fuori”, per andare a intercettare l’eco delle emergenze nella vita collettiva, che sempre torna dentro la propria casa, portando la materia per la costruzione di ponti tra sogno e realtà, in cui l’ombra del lavoro di cura genitoriale deve ritrovare la forza della giusta protezione. Franco Battiato la cantava così ne L’ombra della luce:


“Difendimi dalle forze contrarie
La notte, nel sonno, quando non sono cosciente
Quando il mio percorso si fa incerto

……………….

Non mi abbandonare mai”

 

Esami di maturità: quale “normalità” per gli adolescenti di oggi?

Le varie articolazioni che derivano dal significato del ponte, ci suggeriscono di iniziare  questa pagina con una riflessione sull’esame di maturità al tempo del Covid: vogliamo così dare avvio al tema del ritorno alla normalità parlando di un rito di passaggio, che unisce in modo indissolubile il desiderio di futuro e la paura, l’inizio e la fine; l’esperienza e le conoscenze raccolte e lavorate durante il percorso sono convocate a un momento decisivo, in transizione verso la vita adulta, verso scelte e mete che implicano via via una maggiore definizione di sé, verso la costruzione di una propria personale identità.

Claudia Balottari

Note bibliografiche

Bollas C. L’ombra dell’oggetto. Psicoanalisi del conosciuto non pensato, Cortina, Milano 2018.

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