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Il fatto scelto

Giornata della Memoria 2024: “Figlio di nessuno: storia di un’amicizia” di Marta Pezzati

Figlio di nessuno: storia di un’amicizia

di Marta Pezzati

Domenica 28 Gennaio si terrà una mattinata di seminari dal titolo “COAZIONE A RIPETERE? Gli abissi della psiche e le tragedie degli stermini” presso la Casa della Cultura di Milano, in occasione del 79 esimo anniversario della liberazione di Auschwitz.
In attesa di essere nostra ospite in quell’occasione, Cristina Battocletti mi ha concesso una lunga chiacchierata.
Nel libro “Figlio di nessuno”, la scrittrice e giornalista del Sole24Ore, ha raccolto le memorie di Boris Pahor, scrittore sloveno di Trieste, sopravvissuto alla terribile esperienza dei campi di concentramento e mancato recentemente.

Davanti a due tazze di tisana fumanti, Cristina mi ha raccontato del suo rapporto con Boris, di come è nato il volume composto assieme, di come sia stata speciale, leale ed intima la loro amicizia e di come sia ora convivere con il suo ricordo, avverttendo forte la sua presenza, pur nell’assenza.
Boris Pahor, di cui sentiremo narrare la vicende biografiche durante la mattinata di domenica 28 nel corso della Giornata della Memoria del CMP, ha scelto Cristina Battocletti, come depositaria delle sue memorie e di una sorta di suo testamento spirituale.
Lo scrittore, ormai anziano ma fino all’ultimo vivo ed estremamente lucido ed appassionato, ha parlato per la prima volta con lei senza nascondersi dietro quelle maschere con cui aveva velato in passato, per riservatezza, le tante storie della sua vita, nei suoi numerosi racconti molto autobiografici sparsi nella sua vastissima produzione letteraria.
In questo volume, si è, invece, messo completamente a nudo, raccontando anche la
storia della sua famiglia di origine e tante vicende della sua storia privata, come in
una sorta di dialogo psicoterapeutico, in modo sincero e trasparente.
Come era lui.
Cristina ne ricorda la schiettezza, il suo grande impegno sociale, la sua passione per la vita, le sue spigolosità e la sua straordinaria forza interiore, che lo hanno accompagnato lungo tutta la sua vita, così intensa e travagliata..
Ne risulta l’affresco di un uomo coraggioso e leale, che ha saputo restare integro pur nelle situazioni estreme, che ha sempre rischiato in prima persona esponendosi per le sue idee e nella difesa di verità anche scomode. Il suo senso di responsabilità nel condannare i totalitarismi e le persecuzioni di ogni
genere, sostenendo la necessità di una viva e costruttiva memoria del passato e il suo costante impegno politico, vissuto come imprescindibile imperativo etico, lo hanno accompagnato fino alla fine dei suoi giorni. Riporto qui un breve stralcio di questa conversazione.

“Ha scelto me per tre motivi. Io credo il primo motivo, per una questione empatica. Ci siamo voluti bene. Io ho capito perché era così duro, perché la gente spesso faticasse a stargli vicino. Lui protestava continuamente, però bastava anche prenderlo un pò in giro perché era anche molto ironico.
Il secondo motivo è stato perché ero donna e lui pensava che la donna fosse il principio rinnovatore del mondo.
E terzo motivo perché ero di famiglia, di radici slovene, ma una persona che non aveva imparato lo sloveno. Quindi avevamo un vaso comunicante. Io cercavo le mie radici in lui e lui voleva dare la memoria a una donna di un’altra generazione che avesse radici slovene, ma non avesse avuto la possibilità di imparare lo sloveno.
Infatti la cosa più bella che mi diceva era che ero il suo specchio.
In questo senso lo intendeva … di radici. Io cercavo in lui le mie radici e lui cercava in me una sponda per il futuro.
Una delle cose che gli interessavano di più era infatti avere i giovani vicino, parlare ai giovani… a lui non interessava un pubblico, una sala gremita.
A lui interessavano i ragazzi… perché anche l’incipit e la dedica di questo libro che ha voluto lui, che è appunto in memoria delle vittime del periodo del fascismo, del nazismo e della dittatura comunista… era pensata affinché i giovani conoscessero la storia.
Era quello che gli premeva, perché era convinto che la memoria non fosse abbastanza corroborata e in parte, secondo me in questo momento, ha
particolarmente ragione.
Ed è per questo che per me è importantissimo continuare a portare avanti la sua la sua idea. È stato un rapporto di grande tenerezza.
Alla fine lui mi chiamava spesso ed io andavo a trovarlo spesso.
Il lavoro è durato due anni.

Dopo un pò ha capito: mi ha portato a casa, anche se per lui portare a casa una persona era una cosa difficile. Quindi lavoravamo nella sua casa che sembrava veramente un posto… era proprio sul mare, quindi sembrava di essere su un’isola, eravamo su un’isola.
Io avevo una traccia, naturalmente, perché dovevo seguire un ordine cronologico biografico, per spiegare bene, lui però divagava moltissimo, ma alla fine tornava sul punto e rispondeva, quindi rispondeva sempre, anche se poteva essere una divagazione di una, due ore.
… iniziava e raccontava, era una cosa profondamente terapeutica.”


Domenica 28 gennaio –9.30-13.30
COAZIONE A RIPETERE?
Gli abissi della psiche e le tragedie degli stermini

Casa della Cultura, via Borgogna 3, Milano

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in PRESENZA presso la sede della Casa della Cultura (Via Borgogna 3, Milano)
e in DIRETTA STREAMING https://www.casadellacultura.it/
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