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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Gli adolescenti di Stranger Things: trasform-azioni fra mondi noti e ignoti

di Valentino Ferro

In occasione del seminario “Comportamenti, atti, sensazioni, percezione e parola. Il dialogo tra azione e simbolizzazione” che si svolgerà sabato 26 gennaio presso il Centro Milanese di Psicoanalisi, il Gruppo Cinema e Psicoanalisi del Centro ha pensato che potesse essere interessante e utile, per stimolare la discussione e la curiosità visiva, proporre una breve riflessione sulla serie televisiva Stranger Things.

Questo telefilm, diffuso da Netflix, tratta le avventure di un gruppo di preadolescenti e adolescenti, per questo si pensa che i temi del seminario rispetto al rapporto fra azione e simbolizzazione siano centrali in queste importanti fasi di vita. La crisi dell’adolescenza è uno dei fondamentali momenti in cui i comportamenti, gli atti, le sensazioni, le percezioni e anche le parole subiscono una profonda trasformazione e cercano nuovi modi per errare nel mondo interno ed esterno.

Stranger Things è stato ideato, scritto e diretto dai fratelli Matt e Ross Duffer, aiutati in questo progetto dal produttore Shawn Levy (Super 8) e dalla piattaforma Netflix, che ne ha curato la distribuzione mondiale. La prima serie è andata in onda nel 2016, la seconda nel 2017 e la terza sarà trasmessa a partire dal 4 luglio 2019.

Il telefilm è ambientato negli Stati Uniti durante gli anni 80’, in una piccola cittadina inventata dell’Indiana, di nome Hawkins. L’atmosfera degli anni 80’ si respira fortemente fin dalla sigla, si è catapultati in un mondo di quegli anni curato nei minimi dettagli, lo si nota dai vestiti, dalle automobili, dalle pettinature, dalle ambientazioni, dai modi di ballare e dalla strepitosa colonna sonora.

I fratelli Duffer hanno cavalcato il trend dei nostalgici di quegli anni, che nell’ultimo periodo ha influenzato molto il mondo del cinema, della televisione e anche della musica e della moda. Il primo regista che si è occupato di riportare in auge gli anni 80’ è stato JJ Abrams con il suo film Super 8, che è stato un importante omaggio a Stephen Spielberg.

In Stranger Things questo è proprio il clima che si respira, forse meglio dire si assapora, perché di puntata in puntata sembra ci si muova fra i film di Spielberg e i libri di Stephen King. Così a tratti si è catturati dal ritmo dei Goonies, dalla profondità delle avventure di Stand by me; passando tutto d’un tratto dagli scenari fantascientifici di ET e Incontri ravvicinati del terzo tipo, a quelli dell’horror di Fenomeni paranormali incontrollabili e Poltergeist demoniache presenze. Insomma il miglior mix del meglio degli anni 80’ che si sia mai visto sul piccolo schermo.

La trama della prima stagione ruota intorno alla misteriosa sparizione di un ragazzino e la contemporanea comparsa di una strana ragazzina con poteri psichici e paranormali, che è fuggita da un laboratorio segreto del governo americano dove si fanno misteriosi esperimenti per vincere la Guerra Fredda. Compare così un gruppo di 3 preadolescenti di 12 anni che, insieme alla ragazzina super dotata, cercheranno di ritrovare il loro amico, nonostante inizialmente non siano aiutati, ascoltati e supportati dal mondo adulto.

Gli adulti appaiono deboli e scossi dalle loro paure e lutti non risolti, sono troppo vulnerabili per lanciarsi in questa avventura, che a tratti diventa spaventosa. Accanto al piccolo gruppo di pre-adolescenti e degli adulti, ci sono alcuni ragazzi più grandi che stanno cercando anche loro una ragazza scomparsa. Man mano che la storia si sviluppa, i tre gruppi convergono in uno solo, ma gli eroi del telefilm rimangono comunque il gruppetto dei 4 ragazzini che grazie alla loro freschezza, simpatia e innata bravura conquistano i cuori di ogni spettatore.

Questi ragazzini incarnano quell’anima nerd, in cui tutti riusciamo o tendiamo inconsciamente ad identificarci. Così diventa facile e anche d’obbligo, iniziare a fare un sempre più spasmodico tifo per questo gruppetto di ragazzi perdenti, emarginati, che scappano dai bulli, ma che forse stanno cercando di scappare da paure più profonde che hanno a che fare con il grande cambiamento che stanno vivendo e che li spaventa.

Le paure nella serie prendono forma attraverso un mostro, il Demogorgone, pronto a divorare e distruggere tutto. Questo emerge dal mondo sottosopra, un luogo doppio e identico rispetto al mondo dove viviamo, ma tetro, buio, depresso, logorato e rovinato, dove è facile perdersi. Questo mondo altro rappresenta quel luogo interno e altro da noi, che durante l’adolescenza mette in crisi i punti cardine e familiari portandoci a non riconoscerci più. Così il mondo ribaltato a sua volta ribalta la vita dei preadolescenti, che iniziano a sentire nuove sensazioni, percezioni e pensieri che avanzano e portano con loro l’adolescenza. Con il tempo gli adolescenti integreranno il vecchio mondo dell’infanzia con il nuovo mondo, creando uno spazio che possa contenere anche gli aspetti della vita che non si possono tenere sotto controllo, come il corpo che cambia e la sessualità.

Così questa allegra banda di ragazzi degli anni 80’ ci porta con loro nell’affrontare le Stranger Things (le cose più strane) in cui si imbattono, ricordandoci che loro i mezzi per ritrovare la strada di un sano sviluppo creativo e vitale li hanno. Puntata dopo puntata non si può non notare come il cammino nella preadolescenza e nell’adolescenza di questi ragazzi sia estremamente curativo per gli adulti che si relazionano con loro e che riescono finalmente ad uscire dai loro mondi depressi.

Nella prima stagione viene colta molto bene anche la crisi della comunicazione fra genitori e ragazzi. Così la madre del ragazzo scomparso, Winona Ryder, per riuscire a comunicare con lui deve inventare nuovi modi per dialogare attraverso lampade e luci natalizie, rischiando quasi di impazzire per riuscire a raggiungere in modo nuovo il suo nuovo figlio.

I ragazzi di Stranger Things, come i fantastici Goonies, non dicono mai la parola morte, ma l’affrontano insieme a tanti pericoli e paure, fino a spingersi nell’ignoto che li terrorizza. Ci riescono perché non sono soli e noi non possiamo fare a meno di essere accanto a loro.

Concludo questo breve scritto con un invito speciale a guardare Stranger Things, preso in prestito da un mio giovane paziente che mi ha consigliato negli anni tante serie entusiasmanti da vedere e che senza i suoi consigli mi sarei tristemente perso. In una seduta mi disse:

“ma veramente non hai mai visto questa serie televisiva!? Non ci posso credere! Sei fortunato, anzi fortunatissimo, io se potessi mi farei cancellare la memoria per poterla riguardare e per potermi stupire di nuovo!”.

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