IL DIRITTO DEI BAMBINI A CRESCERE IN UN AMBIENTE SICURO
di Claudia Balottari
Ieri, 20 novembre 2024, si celebrava la Giornata internazionale dei diritti dei bambini: si riconosce a bambini e adolescenti il diritto ad essere trattati con dignità e correttezza, ad essere tutelati, a sviluppare appieno le proprie potenzialità e a partecipare all’ambiente che li circonda. La carta dei diritti del bambino lo garantisce.
Tre film sembrano adatti a celebrare questa ricorrenza, film per genitori e figli accompagnati – dove si potrà decidere “chi accompagna chi”, seguendo le storie che raccontano.
Storie che mostrano come la forza di vita e la creatività dei bambini superino la miseria del mondo adulto. Ma dimostrano quanto, nella necessaria dipendenza dall’ambiente, per crescere occorra una “base sicura”, una figura disponibile, pronta a dare assistenza, a incoraggiare, a intervenire in caso di necessità: una funzione che protegga e impedisca l’abuso del potere adulto sul bambino.

Primo film: Cafarnao. Caos e miracoli, di Nadine Labaki, libanese. (Abbandono, caos, disordine).
Si parla di “rovesciamenti”, perché la storia comincia con un dodicenne in tribunale che, imprigionato per un crimine, chiama in giudizio i genitori per “averlo messo al mondo”. Zain non sa quanti anni ha perché non possiede un certificato di nascita. Figlio di numerosa famiglia, abbandonato a una precaria vita tra i rifiuti di Beirut, lungo tutto il racconto inventerà astuzie e strumenti di sopravvivenza per sé e per un fratellino, con creativa determinazione e uno scopo preciso, quello di ottenere una carta di identità che attesti la sua esistenza. Nelle ultime scene del film, quando finalmente il documento con foto è nelle sue mani, è sorridente e fiero della sua conquista. Ma l’ambiente attorno a lui non è cambiato, i ragazzini vivono per strada, la città mostra volti indifferenti. (su Raiplay)
Secondo film: L’innocenza, di Koréeda Hirokazu, giapponese. (Esiste un’età dell’innocenza?)
Minato, 11 anni, confessa alla madre di essere maltrattato da un insegnante. Partirà da qui una indagine scolastica che vedrà i personaggi dell’istituzione scompostamente indaffarati a coprire la verità con manipolazioni e menzogne. Ma quale verità, quale innocenza e quale colpa? Il racconto si scompone in punti di vista narrati da prospettive e spazi diversi – casa, scuola, rifugi nel bosco – e versioni che frantumano la verità. Nella tempesta indagatoria, Minato nutre una delicata amicizia con Yori, vessato crudelmente dai compagni, ignorato dagli adulti. In questa loro relazione resta nascosto il cuore dell’innocenza, l’inconsapevole esperienza luttuosa della fine dell’infanzia, con i turbamenti che confondono corpo e mente, pensieri e azioni. (al cinema)
Terzo film: Scrapper, di Charlotte Regan, inglese. (Dov’è mio padre? Chi è la mia famiglia?)
L’ambiente in cui vive Georgie, 12 anni, è una periferia londinese povera ma dignitosa, con casette colorate come in un disegno infantile, dove il vicinato si fa comunità, benchè si vedano solo madri con figli senza padre. Anche Georgie è cresciuta con la madre sola – e se la sono cavata alla grande! – ma la madre è da poco morta. E’ un tipo tosto, la ragazzina, dice di essere nella quarta fase del lutto, secondo la lista che ha appeso in cucina. Ha una determinazione: posso vivere da sola, grazie! e si mantiene rubando biciclette con l’amico Ali, sua unica famiglia, fedele compagno di astuzie per ingannare i servizi sociali. Capace di gesti come se fosse adulta, ha due segreti: nella stanza della madre va costruendo una specie di astronave con i resti dei furti, in procinto di partire oltre i confini della realtà, per raggiungere la madre in cielo, dove la madre le disse che sarebbe andata, così come si fa con i bambini. L’altro segreto è il canale del pianto, un corridoio tra le case dove di notte Georgie può finalmente sciogliere il suo dolore, riguardando un video in cui c’è vita con la madre. Improvvisamente compare il padre, arriva con l’arroganza di un invasore che pretende ospitalità, ha l’aspetto di un adolescente dai capelli tinti di biondo, porta nell’aria la minaccia di un cambiamento violento. Ma la vita può riservare il dono di incontri tardivi che suscitano speranza. Se qualcuno li facilita. (Raiplay)