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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Il fatto scelto: partecipazione di Giacomo Calvi, psicoanalista SPI /CMP, a La Zona Bianca Rete4

Il fatto scelto: partecipazione di Giacomo Calvi, psicoanalista SPI /CMP, a La Zona Bianca Rete4

Assistiamo ad un reportage dove un’intervistatrice interroga pazienti ricoverati in un reparto di Rianimazione per gravi forme di patologia respiratoria contratta a causa del contagio col Covid.

La maggior parte di essi rimpiange di essersi fidata di chi diceva loro che il Covid non esista, dell’inutilità o dei danni che avrebbe provocato loro il vaccino e che per guarire erano necessari rimediare la scienza nasconde per incentivare l’uso di farmaci.

C’è però qualcuno che anche se in fin di vita, con un filo di voce, si ostina a rimanere sulle proprie convinzioni, nonostante quella che ai più appare come un’evidenza che dovrebbe convincere chiunque.

Come è possibile?

Credo che potremmo essere di fronte a un fenomeno che in psicoanalisi chiamiamo Diniego.

un Meccanismo di difesa piuttosto estremo escogitato dalla mente umana per proteggersi da qualcosa che la fa sentire minacciata di frantumazione, per cui la persona non integra, non fa suo, lo stimolo in cui si imbatte. Se si dice che vediamo solo quello che vogliamo vedere, in questo caso dovremmo dire che vediamo solo quello che POSSIAMO vedere.

Questo accade quando siamo di fronte a qualcosa di traumatico, un colpo che siamo portati a schivare piuttosto che accettare di fare i conti con esso.

Rimane da capire come mai ci possono essere reazioni così diverse tra le persone.

Penso che chi è portato al Diniego sia chi non si è mai del tutto ristabilito da un trauma precedente, che avverte che l’antica ferita potrebbe riaprirsi con conseguenze disastrose.

Il trauma è quello dell’abbandono e della separazione, da cui tutti siamo stati colpiti ma che non tutti hanno elaborato allo stesso modo.

Nella fiaba di Pollicino il protagonista ascolta di nascosto i suoi genitori che progettano di abbandonare nel bosco lui e i suoi fratelli perché non sono più in grado di sfamarli.

Che concerto scoprire che proprio che è deputato ad amarti, a proteggerti, le persone in cui riponi la massima fiducia, stia per tradirti! (e quanti film e racconti suscitano quando il protagonista scopre che il maggior pericolo proviene da chi ti è vicino per aiutarti).

Penso che gli scienziati impegnati nella ricerca per rimedi contro il virus pandemico, abbiano palesato quanto il procedere della scienza avvenga per tentativi ed errori, non sia privo di contraddizioni e, soprattutto, che questa non sia depositaria di verità assolute. In ciò consiste l’onestà dei ricercatori e il loro contraddirsi a vicenda dovrebbe essere considerato la migliore garanzia, dovuta ad una sorveglianza reciproca. Come i genitori di Pollicino scendono dal piedistallo su cui li mettono i figli, e ci invitano a seguirli nel Bosco Nero, dotandoci delle migliori spiegazioni possibili e non nascondendoci che il procedere sarà incerto. Pollicino e i suoi fratelli li seguono pur sapendo a cosa andranno incontro. Egli farà i suoi tentativi di tornare a casa perché ciascuno di noi è tentato dal rimanere bambino per sempre, ma alla fine affronterà le prove necessarie per la sua crescita ed emancipazione.

“Noi sentiamo che, anche una volta che tutte le possibili domande scientifiche hanno avuto una risposta, i nostri problemi vitali non son ancora toccati”. (Wittgenstein) Questi son stati enfatizzati dall’impatto con la pandemia: qual’è in nostro destino? esiste una salvezza? come affrontare lo scacco al senso della vita che dà la morte? come convivere con la paura? come superare un lutto a cui non è concessa la consueta forma per essere elaborato?

Gli scienziati non rispondono a queste e alle altre numerose domande che ha fatto scoprire o riscoprire la terribile esperienza che stiamo affrontando perché il loro compito è spiegare come funziona il Bosco Nero, ovvero il mondo che ci circonda e la materia di cui siamo fatti, non rispondere a questi quesiti, che sono appannaggio di altre discipline. Anzi potremmo dire che più spieghiamo il mondo più esso sfugge alla nostra comprensione.

Pollicino accetta di seguire i genitori perché sa che deve fare i conti coi loro limiti: non possono più provvedere ai loro figli in tutto e per tutto e per sempre. Essi non sono Dei che è sufficiente omaggiare per garantirsi l’eternità. Che gli faccia piacere o meno accetta che la crescita può avvenire solo se si accettano la separazione e il limite.

Immaginiamo ora una reazione diversa alla sconcertante scoperta: il protagonista da un lato è atterrito dallo scoprirsi senza le certezze che l’hanno fatto sentire protetto fino a quel momento. “Non mi avrete mai!” grida a chi lo invita alla crescita e si asserraglia. Forse potrebbe essere anche compiaciuto dall’aver visto crollare le figure tanto ammirate per il potere che attribuiva loro e probabilmente vive ciò come la  rivincita del piccolo sul grande. Può attribuirsi il merito di averne causato il crollo. La scoperta della fallacia degli Dei non lascia il posto a persone che fanno quello che possono, lascia piuttosto un vuoto e fa sentire orfani chi ha appena trionfato sugli dei.

Ed ecco che compare ad occupare il posto vacante un pifferaio magico, portatore di certezze, di rimedi magici che, in quanto tali, non richiedono alcuna prova ma solo una fede cieca e che rispetto ad un mondo che, presentato in un certo modo, risulta piuttosto incomprensibile, dona agli orfani un’ineccepibile formula per comprendere inequivocabilmente tutto quanto: il virus è un’invenzione che, come il babau, serve a certi adulti per farvi ubbidire in attesa di mettervi nel pentolone. “Per fortuna che sono arrivato io a svelarvi il mistero e a salvarvi. Altro che virus, altro che vaccino! Fatevi un gargarismo o un clistere con la candeggina”.



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