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Genitori-figli

KnotGraden: Press Play, Lato B – L’adolescenza attraverso la musica

“La musica è un modo per catturare l’essenza di chi sono”

(Bruce Springsteen)

Continua la “serie psico-musicale” del KnotGarden 1/2024, intitolato “Musica e Adolescenza”, curato da Massimo De Mari, con una selezione tratta dai 6 articoli che compongono il Lato B. Da notare la presenza di una “ghost track”: l’intervista di Anna Cordioli a Daniele Biondo.

Vittorio Gonella – Il rock diventa lo strumento con cui l’artista può parlare di sé, creando un legame ancor più profondo con gli adolescenti all’ascolto, che sentono – non solo più nel senso di to listen ma anche di to feel – che la rockstar si mette in gioco attraverso una creazione che veicola e trasmette molteplici stati affettivi del suo sé, grazie anche alla possibilità di utilizzare contemporaneamente il testo scritto, gli strumenti nella cornice musicale e la voce, con tutte le sue potenzialità espressive.

Francesco Onofri – Il punk non inventa nulla di nuovo; eppure, porta una rivoluzione. La novità non sta nella struttura armonica dei brani, bensì nell’uso che viene fatto del vecchio repertorio rock […]

La questione del possibile equilibrio tra vecchio e nuovo è centrale in adolescenza. […] Pensando alla mente adolescente, possiamo dire si possa considerare al tempo stesso primitiva ed innovativa, una modalità di funzionamento psichico che “slega” perché in cerca di nuovi legamenti

Guido Buffoli – Chi rappa parla, si racconta, canta, usa la voce come uno strumento ritmico, protesta, soffre, si indigna, gesticola, cammina e danza, usa segni, segnali e simboli comunicativi, si traveste e si smaschera alternando tutte queste cose all’interno di un insieme. Confusione e ordine si susseguono […] si parla di sesso, si usano termini espliciti ma è meno presente la seduzione

Monica Bomba – Solidarietà, sostegno personale, comunanza dei vissuti assumono una rilevanza maggiore dello sviluppo e del successo individuale. La trap diviene così uno spazio di immersione nell’indifferenziato che permette agli adolescenti di sognare e interpretare liberamente le trame relazionali, oltre a entrare in contatto con emozioni e sentimenti, come la paura della solitudine adulta, la rabbia di perdere l’infanzia.

Silvia Mondini – Dove si va quando ci si addormenta? Quali territori si attraversano, quali personaggi si incontrano, chi diventiamo ogni volta che il livello di coscienza si allenta e ci si abbandona al sogno, ai desideri o ai resti traumatici da cui origina, ai processi inconsci che lo governano? A porsi (e a porre) adesso questo interrogativo non è uno dei tanti surrealisti più o meno noti e tanto meno Freud ma una giovanissima popstar americana: Billie Eilish, allora (2019) quasi diciottenne.

Anna Cordioli – Ho pensato ad una acustica dell’intimità, che ci offra il piacere di parlare, o tacere, senza rimbombi, creando uno spazio sonoro che equalizzi le voci, in modo naturale.

Ascoltare la musicalità di un paziente significa incontrare il portato preverbale su cui si appoggeranno poi le rappresentazioni di parola. Anzieu (1978) considerava questo ascolto simile a contattare quel “bagno di suoni” in cui il bambino è immerso nel preverbale, nelle esperienze asimboliche, depositate nella memoria e nel corpo. Si giunge, dunque, a contattare un tempo in cui la comunicazione si accordava solo attraverso la melodia dei corpi.