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Psicoanalisi e teatro

“LA CURA PSICOANALITICA. Un intreccio interdisciplinare tra fisica quantistica, filosofia e neuroscienze” di Benedetto Genovesi (Franco Angeli Editore)

“LA CURA PSICOANALITICA.
UN INTRECCIO INTERDISCIPLINARE TRA FISICA QUANTISTICA, FILOSOFIA E NEUROSCIENZE”
(Franco Angeli Editore)
di Benedetto Genovesi

 

Recensione di Camilla Giraudi

 

Mentre leggo questo agile volume, mi sorprendo a immaginare la stanza d’analisi del dottor Benedetto Genovesi e mi figuro una piccola finestra aperta su un cielo azzurro, sopra un mare limpido e spumeggiante.

Credo che questo pensiero rifletta quanto accade durante la lettura di questo libro, così ben confezionato: la mente è continuamente stimolata da discorsi diversi, si incuriosisce, approfondisce, vola via associativamente verso ricordi e idee che continuamente lo allargano e lo sorprendono. Penso che la psicoanalisi sia proprio questo: la libertà, la facoltà di spiccare il volo per sorvolare territori, attraversare mari, superare e sopportare tempeste, godere nel planare e saper sostare, laddove quel misto di impasto biopsicosociale di cui siamo fatti ci suggerisce di fermarci. In questo senso, questo bel libro ci porta ad allargare continuamente il campo in modo fecondo.

Con il suo modo di scrivere, dai continui cambi di registro che passano dalla psicoanalisi alla fisica, dalla neurobiologia all’embriologia, dalla filosofia alla letteratura, Genovesi riesce a tratteggiare le diverse caratteristiche della psiche, della mente, del cervello, dell’anima, del corpo tutto, dove dimora e insieme è la mente incarnata. In questo continuo rimpiattino tra codici diversi, l’Autore ci ricorda la nostra contemporanea appartenenza ad ambiti diversi, da cui l’intimo inevitabile conflitto, e ci mostra come noi esistiamo per l’incontro di queste materie con l’Altro da noi. Ecco, dunque, il centrale stampo relazionale del libro, che ci mostra come le coordinate spazio-temporali perdano il loro valore assoluto, per strutturarsi invece nella relazione. La cura analitica permette di riallacciare i fili delle coordinate del mondo che nell’ambiente primario non si erano potute costruire o che traumi avevano fatto saltare, come viene ben descritto nelle interessanti vignette cliniche proposte: come dice Katia “non essere visti è disintegrante […]. Se sei vista sai di essere viva”, mostrandoci l’importanza del nostro lavoro nel restituire ai nostri pazienti una spinta a esistere che riporti, o crei, il piacere nella relazione, nella capacità di sintonizzarsi all’interno di un magico gioco di reciprocità.

Nel testo si torna spesso in vari modi all’Origine, attraverso le etimologie, le espressioni dialettali, i ricordi d’infanzia, i miti, la vita intrauterina, usi e costumi antichi che si fondano nella specificità di quella madre terra che ci ha generati e su cui dobbiamo imparare a poggiare sicuri i nostri piedi, per poter volare con fiducia con le nostre menti. Per fare ciò, la funzione analitica deve favorire un processo di messa in sicurezza, come una sorta di sistema immunitario, in uno scambio analista – paziente, sé – estraneo, che la solidità del setting può consentire.

Questa relazionalità, in altri termini, è una forza dello stesso Genovesi, che porta nel cuore come si intuisce dalla sua dedica, che appare nella prefazione di Tonia Cancrini e nella postfazione di Giuseppe Civitarese, nonché nelle tante altre voci che, insieme alla mia, lo hanno recensito con entusiasmo e partecipazione.

Il libro sarà presentato dall’Autore a Milano il 29 Marzo alla Casa della Cultura, in via Borgogna 3 alle 18.00.