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LA GENERAZIONE “Z”: IDENTITA’ E ORIENTAMENTO SESSUALE (prima parte) di E. Astori e I. Sorete

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (…)”. Costituzione della Repubblica italiana, art.3.

LA GENERAZIONE “Z”: IDENTITA’ E ORIENTAMENTO SESSUALE (prima parte)
Di E. Astori e I. Sorete

Nel gergo, gli adolescenti di oggi, cioè i ragazzi nati tra il 1997 e il 2012, costituiscono la cosiddetta Generazione Z, detta anche dei “nativi digitali”. Uno degli aspetti che li caratterizza è l’avere messo in discussione, rispetto all’identità e all’orientamento sessuali, quella “cultura binaria” che fino ad alcuni decenni fa aveva distinto nettamente il maschile dal femminile.

Alcune definizioni essenziali possono essere d’aiuto. Se col termine “sesso” si indica un’appartenenza biologica e genetica, maschio/femmina, il concetto di genere e di identità di genere sposta il riferimento sul piano dell’esperienza personale, psicologica, culturale e inevitabilmente del maschile e del femminile. La persona nasce maschio o femmina, ma lo status di uomo o di donna è il prodotto di un’introiezione di modelli socioculturali. Il genere è dunque un carattere acquisito e non innato. Ciò che comunemente si intende con identità di genere riguarda il senso soggettivo di appartenenza alle categorie di uomo o di donna, in altri termini la percezione di sé come uomo o donna.

Per quanto riguarda la fluidità di genere, il termine ‘non binario’ è un neologismo molto recente. È detto di persona che rifiuta il genere maschile o femminile e sente meglio rappresentata la propria identità di genere vivendo ed esprimendosi a volte come maschio, a volte come femmina, rifiutando cioè, alla base, lo schema binario del genere sessuale.

Questa tematica, che per noi psicoanalisti dà voce ad aspetti specifici dei percorsi soggettivi e identitari di alcuni di questi adolescenti, assume anche una valenza sociale e politica nella misura in cui trova rappresentanza nei movimenti che si riconoscono nell’acronimo LGTB, LGBTQIA+. L’uso di queste sigle “conferisce coesione ai movimenti e alle comunità delle minoranze sessuali veicolando l’idea che esse abbiano esigenze comuni, tanto da costituire un unico gruppo sociale” (Lorenzo Bernini, 2021, Treccani). L’ampio dibattitto pubblico sui temi dell’inclusione e dell’accettazione di ogni diversità di genere, nonché il fatto che tutti appartengono a una medesima generazione, hanno determinato, nei giovani “binari”, sentimenti di normalità, e persino d’indifferenza, di fronte a ogni fluidità di genere. Nelle scuole superiori è ricorrente constatare in alcuni adolescenti oscillazioni tra vissuti trans e altri di aderenza al sesso biologico, e le corrispondenti manifestazioni esteriori vengono solitamente accolte senza giudizi, se non con scarso interesse.

In alcune scuole italiane è stata introdotta la Carriera alias per i soggetti in transizione di genere. In esse, sul registro di classe, viene indicato il nome che il ragazzo sceglie per sé, di genere diverso da quello del sesso d’appartenenza, senza modificazioni all’anagrafe, e che da quel momento verrà utilizzato per riconoscerlo.

 

[Continua: nella seconda, e ultima, parte le autrici approfondiranno “Il personale e l’universale nell’adolescente alla ricerca della propria identità di genere – nella stanza d’analisi”]