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Psicoanalisi e teatro

La Storia – 14 – 26 Aprile 2026 (Teatro Franco Parenti, Milano). A cura di Elisabetta Astori

La Storia
14 – 26 Aprile 2026
Teatro Franco Parenti, Milano

A cura di Elisabetta Astori

Lo spettacolo teatrale allestito al Franco Parenti, in programmazione in questi giorni, dal titolo “La Storia – uno scandalo che dura da diecimila anni”, è liberamente ispirato al romanzo La Storia di Elsa Morante, ed è stato ideato e diretto da Fausto Cabra. Due ore di teatro che non pretendono di restituire la sfaccettata molteplicità del romanzo ma che riescono a interpretare in maniera intensa e consistente, anche grazie alla bravura dei tre attori in scena – Franca pennone, Alberto Onofrietti e Francesco Sferrazza Papa – le atmosfere e alcuni dei temi centrali del testo. La brutalità della Storia, con la S maiuscola, si abbatte con violenza attraverso la distruttività della guerra sui personaggi e scuote lo spettatore attraverso la voce narrante, le luci, i suoni e i movimenti di scena interpretati dagli attori. Un impianto scenico che, come scrive il regista “…diventa vero co-protagonista, perché la grande Storia è un’enorme macchina artificiale contemporaneamente scritta e subita dagli uomini.”.

Foto di Salvatore Pastore

In scena troviamo Ida, madre sola di due figlioli: il più piccolo, Useppe, nato dalla violenza subita da un soldato tedesco, bambino epilettico, piccolo, fragile e innocente, e Nino, il vitale e impulsivo primogenito. Ci sentiamo scaraventati in uno scenario di guerra che i nostri nonni e bisnonni hanno vissuto e a cui noi ora invece assistiamo in una parte del mondo non così lontana, anzi vicinissima, con sgomento e orrore.

Il sottotitolo di Elsa Morante “uno scandalo che dura da diecimila anni”, è inequivocabile. Il turbamento e il dolore permeano la vicenda di Ida e dei suoi figli, travolti dagli avvenimenti che portano loro, emblema dei più deboli, a soccombere. L’atmosfera si rasserena brevemente quando entra in scena la Natura in cui Useppe, figura innocente e inconsapevole, si immerge.

Non c’è riscatto né salvezza nella difficile vita dei tre protagonisti; i figli muoiono e la madre amorevole e resiliente, esce alla fine di senno.

In questo scenario narrativo dolente e pessimistico echeggiano, cambiando vertice, i numerosi interventi freudiani sulla guerra. In “Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte” del 1915, Freud scrive: “…(la guerra) abbatte quanto trova sulla sua strada con una rabbia cieca… Spezza tutti i legami di solidarietà che possono ancora sussistere tra i popoli in lotta e minaccia di lasciare dietro di sé un rancore tale da rendere impossibile per molti anni una ricostruzione…”.

Nel commento al carteggio tra Freud e Einstein dal titolo “Perché la guerra?” (1932), Paul-Laurant Assoun (1979) sintetizza il tema della guerra per Freud citando la disincantata affermazione “…l’uomo ha dentro di sé il piacere di distruggere e odiare” e aggiunge più avanti “…La guerra non è il volto di Thanatos: è insieme il reale della storia e della politica e l’esteriorizzazione della pulsione di morte nel punto terrificante di erotizzazione della violenza”.