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Il fatto scelto

“La tempesta” di Giacomo Calvi

La tempesta
di Giacomo Calvi

Oggi 20 maggio 2024 cade il centenario della nascita di Paul-Claude Racamier, psichiatra e psicoanalista francese dai molteplici interessi, la cui attività si è dipanata nella cura dell’individuo, nello studio della psicosi da cui ha tratto fecondi e originali insegnamenti e nella dimensione gruppale in particolare declinata come psicoanalisi della famiglia.

“L’opera della mia vita”, dichiarerà, ancor più delle pubblicazioni e dei libri che ci ha lasciato “è ‘la Velotte’”, una comunità terapeutica dove i pazienti gravi, oltre che ricevere le cure, potevano avere l’occasione di sperimentare una forma di autonomia. Un luogo che Racamier ha continuato a frequentare con regolarità settimanale, seguendone l’andamento e supervisionandone l’équipe fino ai suoi ultimi giorni.

Numerosi sono i concetti che ha elaborato durante la sua vita di clinico e di studioso, spesso animato dalla convinzione che lo psicoanalista dovesse estendere il suo metodo al di fuori della stanza dove opera abitualmente, come indica il titolo di uno dei suoi primi libri, “Lo psicoanalista senza divano”.

Arduo è scegliere, per questo ricordo, tra i suoi originali concetti: maternage dello schizofrenico, anti-edipo, ingranamento, incestuale, perversioni narcisistiche, tanto per citarne alcune. Concetti che il maestro illustra dichiarando di preferire l’uso della metafora alla metapsicologia.

Scegliamo di ricordare, a testimonianza di quanto vasto fosse il suo interesse culturale, la pagina con cui introduce il libro che rappresenta la summa del suo pensiero “il genio delle origini”. Un libro che si apre proponendo al lettore “L’enigma della Tempesta di Giorgione”. Questo dipinto dalla sua comparsa nel 1505 continua ad essere oggetto di studio e di interrogativi e Racamier, alla conclusione del volume e, come commiato, propone la sua soluzione “Appena scacciati dal Paradiso Terrestre, Adamo ed Eva con il figlio Caino pensano alla propria sorte e alla sorte dell’umanità nascente”. Egli dà ragione della sua interpretazione grazie all’acuta osservazione dei molti particolari apparentemente disgregati tra di loro. Non è questo il principale compito dell’analista prima ancora di lanciarsi in interpretazioni ovvero fare accostamenti, creare ponti, raccogliere assonanze fra elementi insignificanti e destinati ad essere trascurati?

Ritroviamo nella lettura che Paul-Claude Racamier ci offre della Tempesta una condensazione di alcune delle sue riflessioni come, ad esempio, l’importanza del lutto originario e la capacità di fare i conti con il dolore per poter scoprire l’Oggetto. L’illustrazione dell’origine dell’essere e “l’ambiguità del lampo che vendica mentre illumina e rompe mentre unisce: la collera di Dio”.

La Tempesta e la lettura che se ne può dare è il trait d’union con un altro psicoanalista di cui oggi cade l’anniversario della morte, Franco Fornari, uno dei padri fondatori del Centro milanese di psicoanalisi e della Società Psicoanalitica Italiana di cui è anche stato presidente. Anche questo maestro esplorava altri campi del sapere per illustrare le sue teorie. Nel quadro del Giorgione, ad esempio, ecco rappresentata la rottura delle acque, la Tempesta appunto, separazione primigenia dalla madre, una cacciata dal Paradiso Terrestre a cui seguirà una seconda separazione nel momento dello svezzamento. Di questo ripetersi della rottura della simbiosi l’individuo si dà ragione grazie alla paranoia primaria, ovvero proiettando sulla figura paterna il tragico compito della separazione. È in tal modo che trova significato la presenza dell’uomo armato di bastone che guarda alla donna che allatta il bambino e da cui é separato da un corso d’acqua, in attesa di esprimere il codice paterno come antitesi al codice materno.