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Il fatto scelto

“La verità in psicoanalisi IV” di René Roussillon

“La verità in psicoanalisi IV” di René Roussillon

di René Roussillon
(
Traduzione di Olimpia Sartorelli)

Le riflessioni di Freud sul lutto e la melanconia accompagnano significative trasformazioni nella metapsicologia, conducendo ad una sua rifondazione, comunemente chiamata seconda topica (che potremmo piuttosto definire come una seconda metapsicologia).

Freud si è ritrovato di fronte a un certo numero di paradossi che lo condussero a un cambio di paradigma:

  1. Il paradosso della melanconia: per poter compiere il lutto dell’oggetto occorre simbolizzare, ma quel che  permette la simbolizzazione è proprio il lutto dell’oggetto. Esisterebbero allora più forme e più tempi nel processo del simbolizzazione
  2. Seguendo il principio di piacere, il successo, inteso come compimento del desiderio, dovrebbe arrecare gioia, tuttavia alcune circostanze che si evidenziano nella clinica come: la reazione terapeutica negativa oppure i casi di “coloro che soccombono al successo”, sembrano indicare invece che le realizzazioni di desiderio possono provocare in alcuni casi estremo dispiacere.
  3. Gli agiti criminali per senso di colpa. Correntemente si pensa che il senso di colpa scaturisca dal fatto di aver agito male, Freud ci avverte del caso inverso, in cui alcuni soggetti agiscono male perché preda di un senso di colpa, rovesciando così i dati comunemente attesi.
Marc Chagall
Le favole di La Fontaine n 6, 1927-30

Potremmo aggiungere a questi tre paradossi  i fenomeni del masochismo ed altri esposti da Freud nei lavori tra il 1915 e il 1920.

Alla luce di quanto osservato, mantenendo il primato del principio di piacere/dispiacere ci si trova davanti a problematiche insolubili. La prima metapsicologia, fondata sul primato del principio di piacere, non è quindi più sostenibile. Freud scriverà allora “Al di là del principio di piacere” (1920) proponendo una seconda teoria metapsicologica.

Nella logica della prima topica la verità è quella del desiderio.

Inizialmente la pulsione era intesa come forza volta a ripetere il principio di piacere. Tuttavia nelle nevrosi di guerra e nelle situazioni sopra ricordate questa prospettiva fallisce, perché in quei casi assistiamo a ripetizioni di esperienze che non hanno provocato piacere, né all’origine né nella ripetizione.

Il primato del principio di piacere/dispiacere consiste nella separazione del “buono” dal “cattivo”, del “bene” dal “male” ma questa separazione viene messa in causa dall’esperienza clinica e sociale.

Questo porta a riconsiderare la questione della verità fino ad allora pensata come strutturata su due livelli: “realtà esterna” e “fantasie interne”.  Proseguendo la sua ricerca Freud aggiunge a queste due dimensioni, una terza, proponendo il termine di “realtà psichica.”