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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

“Lei mi parla ancora”: la cura del legame.

di Camilla GiraudiLei-mi-parla-ancora-la-cura-del-legame-cmp-centro-milanese-psicoanalisi

Tra le note di “Non partir” e il fluire del Po, assistiamo al racconto di una storia umana che si eleva a “divina” per il valore sacrale del legame che contiene: ecco il commovente nuovo lavoro di Pupi Avati, semplice e saporito come un piatto di tortellini col brodo buono.

Siamo spettatori di una storia nella storia: la condivisione del ricordo vivo di un amore cresciuto con impegno e dedizione, all’ombra di una tenera promessa che rende immortali i mortali, permette a Nino di trovare conforto per la perdita della sua Nina e contemporaneamente consente ad Amicangelo, ghostwriter e testimone del racconto di questo amore eterno, di interrogare la propria esistenza per ricercare in se stesso quei valori profondi. La partecipazione emotiva dell’incontro gli permette di venire attraversato dall’altro, in un ascolto profondo, analogo a quello della psicoanalisi, in sé trasformativo e fecondo.

L’amore come cura e l’immortalità del ricordo anche ai tempi del Coronavirus

L’amore cura, che sia coniugale, filiale, genitoriale o amicale, e permette di tollerare le alluvioni e affrontare le ricostruzioni, per arrivare a “non avere più paura”.

Pupi Avati affronta temi eterni che ci toccano particolarmente ora, in un’epoca di incertezza, malattia e solitudine, in cui “non ci si abbraccia più” e ci accorgiamo della necessità dell’altro.

“L’uomo mortale non ha che questo di immortale: il ricordo che porta e il ricordo che lascia”: con queste parole di Cesare Pavese si chiude il racconto. Sembrano dunque compenetrazione e rispecchiamento i preparati galenici degli innamorati farmacisti, le inestimabili opere d’arte che hanno saputo trovare dentro di loro e custodire con cura. Come nella citazione di Bergman de “Il settimo sigillo”, la fede (nel legame) vince la morte e dà senso alla vita.

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