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L’IMMENSITÀ. IL PERSONALE E L’UNIVERSALE NELL’ADOLESCENTE ALLA RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITÀ DI GENERE: di E. Astori e I. Sorete

L’IMMENSITÀ. IL PERSONALE E L’UNIVERSALE NELL’ADOLESCENTE ALLA RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITÀ DI GENERE
di E. Astori e I. Sorete

Nella recente mostra del Cinema di Venezia il regista Emanuele Crialese ha presentato “L’Immensità”, un’opera che affronta quella parte della sua biografia che l’ha visto nascere biologicamente donna e successivamente assumere la propria identità di genere, quella maschile. Il regista racconta la sua anima attraverso la storia di Adriana/Andrea che ha appena compiuto 12 anni e rifiuta il suo nome, la sua identità, vuole convincere tutti di essere un maschio e questo porta il già fragile equilibrio familiare ad un punto di rottura. Il film è ambientato nella Roma degli anni 70, in un mondo in cui accettare che la propria figlia si senta un maschio non è proprio possibile.

NELLA STANZA DI ANALISI

Fin qui possiamo parlare della “scena manifesta” di un cambiamento importante nelle società occidentali. Come psicoanalisti, nella stanza di analisi assistiamo alle conseguenze psichiche dello sfondamento della cultura binaria, ascoltiamo ragazzi particolarmente confusi e tormentati, che pagano il prezzo di una acquisita maggiore libertà nel giocare le proprie scelte di vita su nuovi terreni, dell’identità di genere e dell’identità sessuale. L’adolescenza, età di trasformazioni identitarie importanti e irreversibili, si presenta inevitabilmente con pensieri confusi e contradittori rispetto al tema dell’identità, non solo di genere. Fantasie omosessuali o bisessuali appartengono al fisiologico processo di ristrutturazione del mondo interno dell’adolescente, spesso peraltro transitori nell’insieme delle trasformazioni e dell’evoluzione verso l’età adulta. I vissuti legati ai tumultuosi mutamenti puberali si accompagnano alla difficoltà di assumere una nuova, riconoscibile e apprezzabile immagine corporea: “non mi piaccio”,  “non accetto chi sono” ….!

Da qui si pone la necessità di integrare la nuova rappresentazione di Sé. Come sottolinea A. Lemma (2015, p. 19), “il corpo è fondamentale per stabilire un legame temporale in grado di fornire un senso di continuità all’esperienza di chi siamo e di metterci in relazione con gli oggetti dai quali siamo stati dipendenti e da cui forse siamo ancora dipendenti”. La possibilità di esprimere più liberamente le proprie oscillazioni identitarie di genere, magari in modo aggressivo e rivendicativo, crea generalmente molta preoccupazione e sorpresa nei genitori, che si sentono provocati di continuo a rimettere in discussione le proprie posizioni ideologiche e identitarie.

Negli adolescenti cosiddetti “fluidi”, cioè che ricercano in modo più radicale e sofferto una identità di genere non corrispondente al sesso di appartenenza, la loro scelta, che inizialmente parrebbe libera da conflitti, deve invece fare i conti con resistenza interne molto radicate, personificate da un Super-Io transgenerazionale, di matrice sociale, culturale e ambientale. Possiamo aggiungere che le angosce, legate ai vissuti di genere, sono connesse a tematiche narcisistico-identitarie molto importanti, ad un sentimento d’onnipotenza di volere essere tutto, che insieme alla fragilità strutturale dell’adolescente possono portare a quadri psicoapatologici conclamati. Con questi adolescenti entriamo più direttamente in contatto con il travaglio e la sofferenza della ricerca di un’identità, che in alcuni casi passa attraverso la scelta estrema della transizione. “Io vengo da un’altra galassia e tu non hai il potere di aggiustarmi!” dice Adriana alla propria madre e certo anche al mondo intero.