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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Lo straniero nel cinema e nella psicoanalisi

di Mario Marinetti

Con la scoperta dell’inconscio, Freud mette in luce che in ognuno di noi c’è “un altro” che non conosciamo, ma che fa sentire in svariati modi la sua presenza, condizionando a volte in modo significativo la nostra vita;  questo “Straniero” può essere depositario dei motivi della nostra sofferenza e i nostri pazienti ci chiedono un aiuto perché soffrono ma conoscono solo in parte i motivi della loro sofferenza.

L’incontro con l’altro, il suo riconoscimento ed il suo rispetto sono, a mio parere, il fondamento dell’etica e della prassi psicoanalitica, che non può prescindere dall’incontro con “l’altro” che c’è in ciascuno di noi.

L’incontro con l’altro è, innanzitutto, anche il fondamento della nostra vita: nasciamo da altri, che ci accolgono nel mondo, ci danno un nome e ci accompagnano nelle nostre esperienze fin dalla nascita. Mondo in cui giungiamo, fin dai primi attimi, con una competenza a ricercare relazioni, che è caratteristica della nostra specie.

Le immani tragedie del XX° Secolo hanno spinto molti intellettuali ad interrogarsi sulla dimensione dell’Altro, dello straniero partendo culturalmente dall’Illuminismo, che ha sensibilizzato la mentalità europea alla presenza degli altri popoli e alle religioni extraeuropee; e dagli studi antropologici, che hanno messo in evidenza la grande varietà, diversità e alto valore delle vari culture del mondo, tra tutti vorrei ricordare il contributo di Kapuściński[1], che ha dedicato la propria vita di reporter all’incontro con le altre culture e menzionare il notevole contributo filosofico di Lévinas che contrappone la ricchezza e il valore dell’incontro con l’altro, quale fonte per la comprensione di se stessi, alla crisi  e all’atrofia dei rapporti umani dei nostri tempi.

Numerosi sono i film in cui l’incontro con lo straniero è centrale. Segnalerei tra i più recenti Green book di Peter Farrelly, in cui l’incontro tra il raffinato, freddo e colto pianista nero e l’incolto ma affettivamente vitale autista bianco, cambierà ed arricchirà entrambi; e Border, di Ali Abbasi, in cui l’incontro con un proprio simile darà occasione alla protagonista di dare un senso alla propria alienità, ma anche di riconoscere quanto di simile vi fosse tra lei e gli umani.

Tra le pellicole del passato citerei L’ospite inatteso, di Tom McCarthy, in cui la vita di un professore di economia di mezza età, solo, depresso e cinico, sarà positivamente sconvolta dall’incontro con un immigrato clandestino, che gli insegnerà a suonare le percussioni e a vivere e comunicare le proprie emozioni.

 

[1] Una segnalazione particolare  merita Another day of life.   Film pluri- premiato  è la trasposizione cinematografica del libro omonimo di  Ryszard Kapuściński, che ha dedicato la propria vita di reporter all’incontro con le altre culture. Interessante film di animazione racconta la guerra civile in Angola tra il movimento di liberazione marxista leninista (MPLA) sostenuto dall’URSS e l’UNITA appoggiato dagli USA

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