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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Margherita Sarfatti: Segni, colori e luci a Milano Museo del 900, dal 21 settembre 2018 al 24 febbraio 2019

di Olimpia Sartorelli

Siamo poco abituati a pensare alla nostra cultura in termini di avanguardia.

Eppure all’inizio del secolo scorso in Italia, in particolare a Milano, presero forma a pochi anni di distanza, due movimenti artistici che rappresentarono stili figurativi inediti, in totale o parziale rottura con il passato, proiettati verso il nuovo.

Se il Futurismo (1909), unica avanguardia italiana tra le storiche, fu frutto di una comunione di intenti tutta al maschile, i pittori del Novecento, che seguirono di circa una decina di anni i futuristi, delinearono uno stile estetico collettivo, grazie alla sensibilità artistica e comunicativa di una donna: Margherita Sarfatti, alla quale il Museo del 900 dedica una ricca mostra.

Giunta a Milano da Venezia, nei primi anni del secolo, la Sarfatti si inserisce immediatamente nel clima culturale della città, che ospita in quegli anni l’Esposizione Internazionale (1906), tra crescita industriale e ideali umanitari di impronta socialista, ai quali Margherita aderisce.

Appartenente alla ricca borghesia intellettuale del nord Italia, sposa la propria cultura estetica allo spirito umanitario di Anna Kuliscioff e Filippo Turati, condividendo il progetto di “una bellezza per tutti”, in grado di “far vibrare una grande folla, come un essere solo”, parlando non soltanto a “professori, pseudo-intenditori e pseudo-artisti”, ma sopratutto a un nuovo pubblico fatto di “fanciulli, lavoratori, impiegati, commercianti, operai, inesperti di canoni e tradizioni estetiche.”

Nel suo salotto di Corso Venezia, si ritrovano i maggiori pittori, scultori, letterati dell’epoca e Margherita diventa ben presto uno dei referenti principali della scena artistica del tempo. Grazie alle sue pubblicazioni critiche sull’arte e al suo mecenatismo promuove e organizza mostre.

Sommando così avanguardia ad avanguardia, la Sarfatti fu in epoca contemporanea la prima donna in Italia ad occuparsi a livello istituzionale di promozione dell’arte. Realizzò pubblicazioni, cercò il favore delle istituzioni e del potere politico e sostenne precise linee estetiche, volte a incarnare al meglio lo spirito del tempo.

Così nacque lo stile dei pittori del Novecento, destinato a diffondere in Europa l’arte italiana, secondo i canoni estetici di un nuovo millennio.

Le opere realizzate da Sironi, Russolo, Funi, Wildt, Dudreville, Bucci, Marini, Marussig riflettono un’ideale artistico razionale, in cui la forma, chiaramente delineata, esalta i volumi, sacrificando “ogni orpello” in favore di “sobrietà e limitazione.”

Vicina a Mussolini fin dai primi anni ‘20, la Sarfatti promosse i pittori del Novecento come i portavoce figurativi degli ideali fascisti degli inizi, quando il regime mussoliniano era incline ad appoggiare e promuovere le avanguardie culturali.

Negli stessi anni ‘20 nacque in Italia la Società Psicoanalitica Italiana, grazie all’opera di Marco Levi Bianchini e Edoardo Weiss, che il regime, analogamente a quanto accadde in ambito artistico, in un primo tempo non osteggiò, essendo allora favorevole a una certa sperimentazione del nuovo in ogni ambito socioculturale.

Così come Freud, Bianchini e Weiss anche Margherita Sarfatti era ebrea; dato rilevante nel momento in cui il sostegno alle culture d’avanguardia da parte del regime venne progressivamente e inesorabilmente a mancare, di pari passo con l’adesione all’antisemitismo, cardine della politica della Germania nazista, alla quale Mussolini finì per allinearsi.

Con il promulgamento delle leggi razziali (1938), il fervore culturale degli anni ‘20, di cui la Sarfatti era stata indiscussa protagonista, cedette sempre di più il passo alla propaganda di regime e ad una ancor più rigida restrizione delle libertà d’espressione. Margherita emigrò in Sud America per rientrare in Italia solo nel secondo dopoguerra.

Curiosamente il gruppo Novecento si presentò nel 1920 al pubblico con un Manifesto contro tutti i ritorni, ma Margherita tornò. Tornò in Italia, dopo la caduta del Fascismo, e tornò ancor prima nei suoi ideali estetici alla memoria dell’arte antica italiana (da Giotto a Piero della Francesca), dalle forme razionali, composte, realistiche.

La mostra ripercorre questi movimenti d’avanguardia, tra memoria e diniego, raccogliendo non solo numerosi dipinti e sculture degli artisti promossi dalla Sarfatti, ma anche abiti, mobili, documenti di quel ‘900 che non è più il nostro tempo, pur restando profondamente attuale.

Spiccano tra la opere scelte, numerosi soggetti femminili, ritratti in primo piano o in gruppo, in scene di vita quotidiana o in allegorie.

Forse un omaggio involontario a quanto il secolo scorso ha dato alle donne, in diritti e possibilità espressive, e a quanto la sensibilità e il coraggio “femminili” abbiano contribuito alla memoria della bellezza nei momenti più cupi di quel “secolo breve.”

La mostra al Museo del Novecento di Milano
Margherita Sarfatti: Segni, colori e luci a Milano
fino al 24 febbraio 2019
http://www.museodelnovecento.org

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