Non tocchiamo questo tasto. Musica classica e mondo queer
di Luca Ciammarughi
Recensione di Caterina Meotti
Franz Grillparzer, poeta austriaco, scrisse a Beethoven che “in musica si può dire talvolta più facilmente ciò che in letteratura verrebbe censurato”: cosa racconta la musica del mondo intimo di ogni compositore?
Molto variegate e venate di sofferenza furono le vicende che spinsero diversi musicisti, in luoghi ed epoche diverse, a nascondere il proprio orientamento sessuale. L’omosessualità di un artista vissuto in un contesto socioculturale omofobico può rappresentare un perno fondamentale per capire la sua opera e i conflitti che in essa trovano espressione. Sull’onda della critica di stampo strutturalista novecentesca ci siamo abituati a scindere l’opera d’arte dalla vita del suo creatore. Eppure, col tempo, i limiti di questo approccio si sono fatti via via più evidenti, anche perché si sono concentrati spesso proprio sull’identità sessuale dei compositori: se non abbiamo difficoltà ad ammettere l’influenza che la guerra esercitò sulla settima sonata per pianoforte di Prokof’ev, risulta più difficile ammettere se e come una sessualità non inquadrata in schemi eteronormativi abbia influenzato la composizione di un’opera o la sensibilità estetica di un compositore.

Il volume Non tocchiamo questo tasto (Edizioni Curci, 2024) di Luca Ciammarughi rappresenta un contributo significativo e innovativo all’interno degli studi musicologici contemporanei, affrontando in modo sistematico e documentato la relazione tra musica classica e identità queer: l’Autore si propone di colmare un’importante lacuna nella storiografia musicale, offrendo una prospettiva critica attenta tanto agli aspetti biografici quanto a quelli estetico-espressivi dell’opera musicale.
Luca Ciammarughi è eclettico per vocazione: pianista, saggista, divulgatore, critico musicale. Il suo sguardo, naturalmente incline ad andare oltre i binari dell’accademia e delle sue consuetudini, ci accompagna in un cammino teso a restituire alle biografie di numerosi musicisti quella verità e quell’interezza che per molto tempo è stata loro negata.
Articolato in una serie di capitoli che coprono un arco cronologico ampio – dal barocco al Novecento inoltrato – il saggio analizza il vissuto e la produzione artistica di numerosi compositori, tra cui Čajkovskij, Britten, Schubert, Bernstein, Poulenc, Ravel e altri. Ciammarughi indaga il nesso tra identità sessuale, contesto storico-sociale e linguaggio musicale, cercando di ricostruire una “galleria queer” che permetta di riconoscere e valorizzare la pluralità delle esperienze individuali nella storia della musica.
Particolarmente ricchi di spunti sono i capitoli che descrivono l’ambiente artistico della Parigi tra fine Ottocento e inizio Novecento, con figure come Poulenc, Ravel e Satie. L’Autore riesce a trasmettere la complessità e la ricchezza culturale di quell’epoca, restituendo un ritratto vivido di un mondo in cui l’identità queer trovava spazio, anche se spesso in forme mascherate.
Un punto di forza del libro è la sua capacità di offrire un nuovo sguardo sulla storia della musica: non come narrazione neutra, ma come riflesso di vissuti personali e sociali. In questo modo, Ciammarughi contribuisce a rendere visibili percorsi e voci che per lungo tempo sono rimasti ai margini e ci sollecita a riascoltare opere che conosciamo con orecchio e sguardo più aperto.
Lo stile dell’autore è equilibrato e accessibile e coniuga il rigore analitico con la vocazione divulgativa. In particolare si distinguono per densità interpretativa i capitoli dedicati all’ambiente culturale parigino di fine Ottocento e inizio Novecento, nonché le riflessioni su figure centrali del modernismo musicale. L’analisi evita la retorica militante e si fonda, invece, su un lavoro critico attento alle fonti, arricchito da una bibliografia articolata.
Un possibile limite del volume, sottolineato da alcune letture critiche, è la parziale sottorappresentazione di compositrici queer e la limitata esplorazione del tema dell’omoerotismo in autori di orientamento eterosessuale. Tuttavia, tali aspetti non compromettono il valore complessivo dell’opera, che si configura come un testo assai significativo per chiunque intenda approfondire le intersezioni tra identità di genere, orientamento sessuale e produzione musicale.
In conclusione, Non tocchiamo questo tasto si impone come una risorsa rilevante non solo per musicologi o semplici amanti della musica, ma anche per tutti coloro che si occupano, a titolo diverso, di identità di genere e di creatività artistica. L’opera di Ciammarughi contribuisce efficacemente alla costruzione di una narrazione musicale e umana più inclusiva, in cui le soggettività storicamente marginalizzate possano finalmente trovare legittimità e visibilità.
Si allegano, per completezza, alcuni altri testi che si occupano dell’argomento:
- Brett, P., Wood, E., & Thomas, G. C. (Eds.). (2006). Queering the Pitch: The New Gay and Lesbian Musicology (2nd ed.). New York: Routledge.
- Maus, F. E. (1993). Masculine Discourse in Music Theory. Perspectives of New Music, 31(2), 264–293.
- Solie, R. A. (Ed.). (1993). Musicology and Difference: Gender and Sexuality in Music Scholarship. Berkeley: University of California Press.
- Peraino, J. A. (2006). Listening to the Sirens: Musical Technologies of Queer Identity from Homer to Hedwig. Berkeley: University of California Press.
- Hubbs, N. (2004). The Queer Composition of America’s Sound: Gay Modernists, American Music, and National Identity. Berkeley: University of California Press.