Per la rubrica NOTIZIE DAL DIVANO: “Qualcosa da condividere”
di Anna Ferruta
In questo periodo di fine e inizio del nuovo anno mi è accaduto un fenomeno particolare. Nel momento delle separazioni prima della pausa delle sedute di analisi o psicoterapia, è successo che le persone si congedavano accompagnando i saluti con qualche sommessa parola di auguri, in modo più frequente che nel passato.
Mi interrogo, mi sembra di cogliere qualcosa di non detto, un’esigenza di prossimità.
Associo a questi pensieri il fatto che invece negli ultimi mesi mi è capitato, in seduta, nelle riunioni con i colleghi, o nelle conversazioni con gli amici, di riscontrare con un certo stupore di sentirsi insolitamente distanti, su lunghezze d’onda diverse, nel comunicare o non comunicare i pensieri su eventi drammatici come le guerre, o su fatti perturbanti come diverse forme di violenza agita…

Louise Bourgeois
“10 AM is when you come to me“
Poi, durante questo periodo di sospensione dell’attività di cura psicoanalitica, mi è accaduto qualcosa che mi ha richiamato quegli scambi di saluti, incontrando le persone, nei negozi, nel supermercato, uscendo di casa: ‘Auguri, ne abbiamo bisogno!’ Diversamente dal solito, queste espressioni mi sono sembrate manifestare un grado di autenticità, non risuonare come formalità vuote, buttate lì distrattamente, senza tenere conto della persona a cui vengono rivolte, ma come in attesa di una risonanza, di un eco di implicita similitudine da parte di qualcuno che si dà per certo sa di che cosa si sta parlando.
E penso di nuovo a un desiderio di prossimità, a un bisogno di qualcosa da condividere, di trovare parole che proprio in questo inizio d’anno rappresentino la certezza, almeno di grado uno, di appartenenza a un contesto comune che rappresenti l’ambiente umano necessario per vivere (Winnicott), quello nel quale viene spontaneo porgere la mano verso chi si incontra e sentire di potere dire ‘auguri’…