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Il fatto scelto

Per la rubrica NOTIZIE DAL DIVANO: “Setting e Flipper” di Anna Ferruta

By 13 Giugno 2022No Comments

Per la rubrica NOTIZIE DAL DIVANO:  Setting e Flipper

di Anna Ferruta

Da qualche mese lo stato di eccezionalità dei ritmi della vita quotidiana si è allentato e quasi sparito:  restano le mascherine,  tracce di un’epoca che ormai abbiamo lasciato alle spalle. Ma si va profilando un fenomeno nuovo, che ci interroga anche a partire dall’esperienza che ci arriva dall’ascolto del lettino psicoanalitico.

Mentre prima della pandemia il lavoro analitico procedeva con i suoi ritmi regolari e le variazioni negli incontri costituivano un’eccezione, sulle cui valenze emotive ci si interrogava per coglierne la dimensione relazionale inconscia (amore, odio, resistenze, angoscia di separazione, fusionalità, e altro ancora), ora le richieste di variazioni degli orari e delle date degli incontri sono improvvise e si moltiplicano, con motivazioni certamente oggettive ma inspiegabilmente numerose.

Nell’ascolto dell’analista il paziente sembra sentirsi come la pallina di un flipper, sollecitata da richieste non rimandabili che lo spingono in direzioni diverse, moltiplicando la sensazione di precarietà e imprevedibilità dei percorsi.

Il lavoro costante e continuativo nel setting analitico, come spazio-tempo ‘altro’, disposto per accogliere comunicazioni inconsce e dinamiche integrative, si presenta perturbato: mancando il quadro, condizione indispensabile per lo sviluppo dei movimentì affettivi e rappresentativi, si disgrega il processo.

Una collega mi interroga, uscendo da una giornata ‘Flipper’: che cosa sta succedendo? Già: che cosa significa questo venir meno di una dimensione di costanza e continuità di base, di qualcosa che si dava per scontato, come la terra su cui camminare e l’aria da respirare, come afferma Balint?

La pandemia Covid ha messo in crisi alcuni assetti psichici di base che si davano per scontati, come appunto l’aria da respirare, che c’è e basta, cioè quel senso di appartenenza a una base sicura comunitaria, quella condizione sincretica, anonima, quel senso di fusionalità con un tutto, simile ai primi mesi di vita della coppia neonato/caregiver, da cui si sviluppa la crescita psichica individuale e originale.

Senza quel senso di appartenenza a una base comunitaria condivisa sicura, ci sentiamo precari, in balìa di tutte le spinte interne/esterne che ci sollecitano: ci sembra che tutto sia importante e irrimandabile, là dove il soggetto in relazione con l’altro (l’analista come figura di transfert, come genitore, figlio sorella, partner, collega…) che ciascuno di noi è, va perdendo importanza e centralità. Per ridare ai soggetti in relazione con gli altri una possibilità di sviluppo e consolidamento comprendiamo con maggiore profondità qual’è il valore di un setting semplice e regolare, base sicura su cui contare e non elastico logorato dalle tensioni a cui è stato sottoposto in ‘altri tempi’.