Per la rubrica NOTIZIE DAL DIVANO: Spettatori o attori?
di Anna Ferruta
Le vicende del mondo grande e piccolo si continuano a srotolare intorno a noi, spettatori sconcertati di eventi nei quali sembra di non potere intervenire, di non fare sentire una voce, introdurre interrogativi, dubbi… L’intelligenza artificiale ci sostituirà? Le questioni della macroeconomia impongono le loro scelte…Eppure la scena che si svolge ogni giorno nella stanza di analisi ci mette a contatto con l’esperienza che la cura che funziona è quella che vede due soggetti, paziente e analista, attivi e produttivi nel dare vita, attraverso la loro interazione, a possibili soluzioni di conflitti interiori o a configurazioni non nate di desideri e di sogni non vissuti.

Talvolta si hanno delle sorprese: sulla scena del Romeo e Giulietta di Shakespeare con la regia di Mario Martone entrano in campo giovanissimi attori: Giulietta ha 15 anni e Romeo 19, e tutti gli altri protagonisti, tranne i genitori e la nutrice e il frate, sono 30 attori giovanissimi della scuola del Piccolo Teatro che parlano e si muovono come i ragazzi che incontriamo all’uscita della scuola, nei locali, nei campi sportivi. Parlano la lingua di tutti i giorni, si muovono come bande nella scena costruita come un grande e contorto albero. Finalmente non più spettatori passivi del mondo, ma attori che esprimono l’esigenza di fare sentire la loro voce e presenza. Qualcuno ha dato loro la parola nel teatro della vita: sul palcoscenico del Teatro Strehler non sono intervistati come fenomeni oggetto di studio sociologico, ma si esprimono, sono attivi psichicamente e fattualmente, lavorano. Come sul lettino di analisi e nei sogni. Fino all’ultimo si vive la tensione-desiderio che la tragedia finisca in un altro modo …