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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Quali sono le cose “importanti” che i figli hanno bisogno di sapere dai genitori?

Immagine tratta dal film Petite Maman, di Céline Sciamma

Quali sono le cose “importanti” che i figli hanno bisogno di sapere dai genitori?

di Claudia Balottari

Cerchiamo di capirlo aiutandoci con un film, Petite Maman, regia di Céline Sciamma, attualmente nelle sale. È il lungo sogno di una bambina di nove anni, una metafora dell’intimità con la madre, per poter costruire una propria immagine di “madre” dentro di sé. La chiamiamo “introiezione dell’oggetto”.

 

Il sogno di essere bambina insieme a te/il sogno di essere lontano da te/il sogno di essere finalmente con te. (dalla colonna sonora del film Petite Maman, “La musica del futuro. Voci del futuro canteranno sempre nuovi sogni”)

IL SOGNO DI ESSERE LONTANO DA TE: occorrono i ricordi e un saluto di commiato per separarsi.

Nelly ha 9 anni, sta vivendo con la madre e il padre il lutto per la morte della nonna materna che amava molto. Chiede di poter tenere per sé il bastone con cui l’ha vista sorreggersi da quando la conosce, a causa dei postumi di una malformazione genetica che avrebbe potuto trasmettersi e colpire anche la mamma di Nelly, se non fosse stata sottoposta a un intervento chirurgico, avvenuto alla stessa età di Nelly. Nelly lo sa, la madre le ha raccontato che prima di andare in ospedale aveva costruito una capanna di rami nel bosco attorno alla casa dell’infanzia: un rifugio, o un nido per rinascere.

Mentre i genitori svuotano la stanza dell’hospice in cui la nonna ha finito i suoi giorni, Nelly è sola, cerca parole per la situazione enigmatica della morte e rimpiange di non aver trovato parole per un ultimo saluto alla nonna che non vedrà più.

Anche la propria madre, Marion, dopo che hanno raggiunto la casa della nonna da svuotare, il mattino dopo non c’è più, è andata via lasciando tra i quaderni della propria infanzia il suo difficile lutto per sua madre. È doloroso restare in contatto con i ricordi: “è triste dover portar via tutto questo”. Nelly resta sola con il padre, ha in mente la mamma triste e nessuna spiegazione per la sua scomparsa. O forse ha in mente che qualcosa non va tra mamma e papà, visto che il papà ha dormito sul divano.

PRIMA DOMANDA FONDAMENTALE di Nelly al padre: “Non ti ricordi della capanna di mamma?” Il padre ammette: “No, non mi ricordo.” “Non è che non ti ricordi, tu non ascolti.” Eppure, sembra un padre affettuoso, ma un po’ distratto e forse un po’ “non-curante” dello stato emotivo della madre e delle atmosfere emotive in circolazione, in cui c’è molto silenzio e molto vuoto.

IL SOGNO DI ESSERE BAMBINA INSIEME A TE: il luogo immaginario dell’intimità tra madre e figlia, l’immaginario della riparazione

Nel racconto cinematografico, vediamo che mentre Nelly esplora il bosco autunnale attorno alla casa dell’infanzia materna incontra Marion-mamma-bambina, un doppio, una copia gemellare di se stessa, e con lei ricostruisce la capanna rallegrandola di foglie colorate. Nell’antica casa della nonna, identica a quella reale, aspettano insieme il giorno del ricovero. È una casa dove non compare un padre, la nonna è una madre sola, silenziosa e quasi immobilizzata dalla sua malattia.

In assenza della madre, Nelly fa quello che fanno i bambini: usa le impressioni del momento e i ricordi disponibili per tenerla viva in sé attraverso una identificazione che la raggiunge da bambina, là dove sente che qualcosa di doloroso la trattiene.

Inventa l’incontro con la mamma bambina e costruisce la sua interpretazione, in un luogo immaginario, un luogo interno della sua mente, dove diventano amiche, fanno conoscenza, si danno conforto, sono compagne nel condividere giochi e ridere per allegrie trasgressive infantili che scompigliano il mondo irrigidito dell’adulto.  Da amica della madre, ha un’amica per sé, con la quale avvia dialoghi che aiutano in una attesa incerta che parla di perdita. “Hai paura dell’operazione?” chiede alla madre bambina – “Si” – risponde.

Ma anche la madre bambina fa domande: “Come sono io da madre?” “Hai gli occhi tristi, e io non so perché, qualche volta penso sia colpa mia”.  “Non l’hai inventata tu la mia tristezza”, risponde la madre-bambina.  Risposta semplice e diretta, con la quale Nelly riesce ad assolversi dalla colpa ma nello stesso tempo a dare a se stessa una madre che riconosce il proprio stato emotivo, liberandola da un eccesso di responsabilità nel prendersene cura. È il loro saluto di separazione.

IL SOGNO DI ESSERE FINALMENTE CON TE Il ritorno dalla lontananza alla realtà porta con sé la conoscenza appresa in sogno.

Dal suo sogno, Nelly torna nella realtà con la SECONDA DOMANDA FONDAMENTALE per il padre: “Perché non mi raccontate mai la vostra storia?” Padre (stupito): “Ma se la raccontiamo continuamente…”. Figlia: “Sì, ma solo le cose piccole che non contano, non quelle importanti.” Il padre resta perplesso, ma sembra che la domanda lo richiami a “prendersi cura”.

Torna anche la madre nella realtà, e madre e figlia si ritrovano in un abbraccio di sguardi, con un saluto di ricongiungimento: “Ciao Nelly”, “Ciao… Marion”.  Forse anche la madre ha fatto lo stesso sogno, un doppio sogno che le porta a nominarsi con la consapevolezza che qualcosa è cambiato. Entrambe un po’ meno madre-figlia, un po’ più persone reali che “si stanno a cuore” e vogliono continuare a fare intima conoscenza.

Momenti critici e dolorosi della vita sono occasioni per fermarsi, guardarsi, conoscersi più a fondo nella realtà di individui, che sentono e vivono con competenza di elaborazione diversa, ma possono condividerli riconoscendosi come soggetti in simmetria di emozioni, l’unica simmetria possibile tra genitori e figli, finché i figli non diventano a loro volta “genitori”.

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