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Il fatto scelto

“Quali tracce di creatività nei luoghi di distruzione? Charlotte Salomon” di Marta Pezzati

“Quali tracce di creatività nei luoghi di distruzione? Charlotte Salomon” di Marta Pezzati

di Marta Pezzati

“E con occhi che si svegliano da un sogno vide tutta la bellezza intorno a sè, vide il mare, sentì il sole, e capì: doveva sparire per un pò dal pianeta degli uomini e fare ogni sacrificio per creare un proprio mondo nuovo dalle profondità”
(“Vita? O teatro?” di Charlotte Salomon)

Vita? O teatro?
Ospite dell’evento “Quali tracce di creatività nei luoghi di distruzione?”, (https://www.youtube.com/watch?v=BI6Nb4SSSb4), Sara Boffito, psicoanalista del CMP, introduce la figura di Charlotte Salomon, artista berlinese vittima della Shoah, proponendo spunti di riflessione e di collegamento tra il lavoro psicoanalitico e il processo creativo espresso nel suo capolavoro narrativo e pittorico-figurativo “Vita? O teatro?”, inestimabile testimonianza visiva e biografica del potere della rappresentazione e della narrazione.

“La guerra infuriava e io me ne stavo in riva al mare e vedevo nel profondo del cuore dell’umanità”: nella vita della Salomon la multi-traumaticità familiare (i suicidi di diverse figure della sua famiglia) si intreccia al trauma collettivo della persecuzione nazista, il terrore circa le proprie angosce di morte si sovrappone al pericolo di vita per sé e il figlio che porta in grembo, fornendo la necessità di cercare un modo “per trasformare e rappresentare il trauma in una forma che sia comunicabile e condivisibile con altri esseri umani”.

Disegnare una storia
“Creerò una storia per non perdere la mia mente, per non impazzire” dichiara la Salomon e nel finale della sua opera la vediamo impegnata nella pittura, cadere addormentata una serie di volte e, ogni volta, risvegliandosi, dipingere una figura amata, che ha ritrovato in sogno e che può ora inserire tra i suoi dipinti, facendone storia, trovando una sua creativa e potente via per percorrere quella strada di storicizzazione del trauma di cui parlano i Baranger.
Silvana Greco, docente di sociologia del Giudaismo presso la Freie Universität Berline e professore associato in sociologia alla Technische Universität Dresden, propone un originale vertice di analisi della figura di Salomon: “Luce nera, creatività e persecuzione nella vita di Charlotte Salomon (1917-1943)”.
Luce, colori, suggestioni musicali, gesti teatrali e gioia di vivere (“luce”) si innestano tra le pieghe di una tragica storia transgenerazionale, che a sua volta si snoda lungo “la tragica spirale del misconoscimento” (“nera”) nella quale è scivolata lentamente ma inesorabilmente, la comunità ebraica in quegli anni.

Cinque elementi per crescere
Secondo Silvana Greco sarebbero cinque gli elementi che hanno permesso la trasformazione di Charlotte in persona adulta nel corso della realizzazione della sua opera. “Vita? O teatro?” possiede una “forza rivelatrice” (1) che accompagna l’autrice attraverso il disvelamento delle reali vicende familiari, verso la ricerca di un nuovo Sé, una nuova “dimensione identitaria” (2), resa possibile dal progressivo riconoscimento della propria vocazione artistica (“io credo in te”), espresso a volte anche nella sua distintiva “dimensione ludica” (3), prendendo sempre più consapevolezza delle “caratteristiche collettive” (4) del proprio dramma personale e approdando a una “dimensione pedagogica” (5).
“Come è bella Ia vita” recita una frase nel finale della sua opera: Ia tenebra della biografia è diventata luce, luce nera, ma comunque luce.