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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

REPORT: Convegno Nazionale Bambini Adolescenti “Sviluppo del sé e perversità in adolescenza: attraversamenti, deviazioni, esiti” (Bologna 22-23 novembre 2019)

di Flora Piccinini e Daniela Calandrino

Il convegno su Sviluppo del Sé e perversità ci ha spinto ad aprire  riflessioni e interrogativi su piani differenti: innanzitutto quello della diagnosi e della definizione d perversione rispetto al concetto più ampio e relazionale di perversità, ma anche quello delle intersezioni tra lo sviluppo del Sé e gli esiti della sessualità e della dialettica tra vicende pulsionali e relazionali. Il convegno sottolinea la centralità dell’adolescenza come momento privilegiato della ristrutturazione e ri-significazione delle forme costituite della sessualità e come momento di attraversamento delle potenzialità polimorfe, in attesa degli esiti della soggettivazione. Altro aspetto cruciale è quello delle profonde trasformazioni socio-culturali intercorse in più di un secolo a partire dalla definizione freudiana del concetto di perversione.

Il convegno si è aperto nel pomeriggio di venerdì con due interessanti lavori di colleghi stranieri.

Olmos de Paz sottolinea la necessità di rivedere la definizione classica di perversione, basata sulle variabili relative al complesso di castrazione e alle zone erogene. D’altra parte ritiene feconda la concezione freudiana che pone la perversione come negativo della nevrosi.

Richard pone l’accento sul sovvertimento della genitalità da parte del sessuale infantile nell’ Edipo antiedipico, Edipo deformato o Edipo borderline, tipico di molti quadri narcisistici attuali, in cui viene mene l’accesso all’amore oggettuale e alla funzione paterna. E nonostante l’interesse prioritario per le vicende pulsionali, non misconosce il ruolo dell’oggetto, del trauma e delle vicende relative all’identificazione. Sul piano clinico è interessante notare come nei casi riportati da entrambi gli autori siano presenti vissuti traumatici di passivizzazione intensa e di angosce di “intromissione”, vissuti di umiliazione e di confusione.

A proposito di estensioni del metodo, ha suscitato grande interesse la proiezione serale di alcune puntate della docu-serie di RAI 3 “Boez- andiamo via”, che narra un esperimento rivoluzionario, di forte impatto sociale nell’ambito della devianza, con giovani in regime di detenzione che sperimentano il cammino, una sorta di viaggio/pellegrinaggio, come dispositivo di recupero. Lo psicoanalista Tito Baldini ha lavorato alla preparazione del progetto e ha supervisionato l’intervento, partendo dall’assunto che il pensiero psicoanalitico sia prezioso “nell’aiutare le persone disagiate a essere liberi nella mente”.

La seconda giornata del convegno è stata strutturata sul modello dei seminari multipli con variegate proposte di lavoro.

Il seminario proposto dall’Osservatorio, che ha visto una partecipazione numerosa e vivace, ha voluto essere, in particolare, un luogo nel quale porsi delle domande più che fornire risposte.

Ci si è interrogati sul significato e l’attualità del concetto di perversione e perversità nella psicoanalisi contemporanea e sulla sua fruibilità nella clinica dell’adolescente e se non occorra, come suggerisce Novelletto, sospendere la tentazione saturante di una diagnosi di “perversione sessuale” in adolescenza.

Non solo le teorie psicoanalitiche, ma anche la letteratura, le serie tv e, soprattutto, la pratica clinica, hanno consentito al gruppo un confronto creativo nel quale è emerso quanto faticoso sia il processo di soggettivazione adolescenziale che deve districarsi tra imbrigliamenti e imbrogli, segreti, bugie e verità.

Si può però riconoscere una perversità in adolescenza intesa come oscillazione tra il vero e il falso, tra la vita e la morte, tra potenza e impotenza in una zona di incertezza che ha in sé qualcosa di ingannevole e creativo insieme.  Proprio l’ambiguità sembra rappresentare una delle precipue qualità di quella atmosfera di perversità relazionale che emerge nella clinica e che sembra pervadere talvolta il campo di lavoro dell’analista. Si produce e si vive confusione di piani, di spazi, di tempi. La risposta di cura allora può essere quella dell’Analista come oggetto che, per dirla con Winnicott, si lascia usare e accompagna il paziente oscillando nell’incertezza insieme a lui e, individuando, in un ascolto costante, i momenti in cui occorre una “chiusura del circolo dell’ambiguità”.

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