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Cinema e Psicoanalisi

The Swimmers – Le nuotatrici Di Sally El Hosaini (2022). A cura di Manuela Caslini

The Swimmers – Le nuotatrici di Sally El Hosaini (2022)
A cura di Manuela Caslini

Le Nuotatrici, diretto da Sally El Hosaini, racconta la storia vera delle sorelle siriane Yusra e Sarah Mardini, partendo dalla loro vita in una Damasco devastata dalla guerra fino all’approdo in Europa come rifugiate dopo la traversata del mare Egeo e, nel caso di Yusra, alla partecipazione alle Olimpiadi di Rio 2016 con la squadra olimpica dei rifugiati.

Presentato nel 2022 al Toronto International Film Festival, il film ha ricevuto un’accoglienza calorosa per la sua capacità di coniugare epica sportiva e dramma migratorio, portando al centro della scena la storia di una giovane atleta capace di trasformare la sua fuga in un atto di responsabilità e testimonianza.

Il film intreccia due dimensioni: da un lato la disciplina ferrea e l’allenamento costante guidato da un padre esigente; dall’altro il progressivo sgretolarsi della realtà siriana sotto i bombardamenti. In questa frattura si inscrive il trauma delle due ragazze, laddove la guerra non è solo uno sfondo storico, ma un dispositivo psichico che altera il senso di continuità dell’esistenza. Il bombardamento della casa natale non rappresenta soltanto la perdita di un luogo fisico, ma l’erosione di quella continuità psichica che permette di pensarsi nel tempo.

Come il film ben evidenzia, il trauma nei richiedenti asilo è un’esperienza stratificata, in cui la dimensione del trauma originario viene a sovrapporsi con il trauma della fuga – il viaggio, la perdita, il rischio di morte – e con quello dell’approdo – la sospensione identitaria, l’estraneità culturale.

Le immagini della traversata, con l’imbarcazione sovraffollata e il motore che si guasta, costituiscono una scena di condensazione traumatica dove il corpo delle due nuotatrici diviene letteralmente strumento di sopravvivenza collettiva. Impregnata di un’angoscia che toglie il fiato, la scena del mare risulta paradigmatica: l’acqua, elemento originariamente associato per Yusra all’allenamento, alla competenza e al desiderio, si trasforma in spazio di minaccia e morte.

Il personaggio di Yusra emerge come figura di resistenza psichica: elemento centrale della sua struttura interna è l’identificazione con il padre-allenatore, una figura esigente, finanche impositiva, portatore di un ideale severo improntato alla disciplina e al sacrificio per la vittoria. Tuttavia, è proprio questa identificazione paterna – con il suo rigore e la richiesta di eccellenza – che Yusra interiorizza come ‘casa’ e, quando il contesto esterno viene a mancare, diventa una struttura interna di sostegno, capace di organizzare il Sé anche nella diaspora. La ‘casa’, non più luogo geografico, si struttura su un insieme di valori paterni e speranze interiorizzate che divengono l’asse simbolico della continuità, sostenendo Yusra nell’attraversare il trauma senza restarne sopraffatta, trasformando l’esperienza di quasi-morte in un progetto possibile, non totalmente determinato dal passato traumatico.

Il film mostra esplicitamente come il trauma non termini con l’arrivo in Europa. Tuttavia, attraverso l’allenamento, Yusra ricostruisce una sua temporalità: attraverso il ritmo delle vasche e la ripetizione dei movimenti tecnici, restituisce una misura del tempo che la guerra aveva frantumato, rendendo nuovamente l’acqua uno spazio di competenza.

Gareggiando alle Olimpiadi di Rio per una comunità dispersa – la squadra olimpica dei rifugiati -, Yusra trasforma la propria traiettoria individuale in un gesto collettivo e delinea una nuova forma di appartenenza, fondata sull’esperienza condivisa della perdita e della possibilità di testimoniare come elemento decisivo di rielaborazione. Se nuotare ‘per tutti quelli che sono morti’ significa fare del proprio corpo un veicolo di speranza per chi non ha potuto raggiungere la riva, la forza del film risiede nella rappresentazione della speranza come costruzione psichica complessa, radicata in identificazioni profonde e in legami interiorizzati.

Referenze
De Micco V. (2024) L’inquietante intimità. Legàmi e fratture nei transiti migratori. Alpes Italia.
Volkan, V. D. (2017) Psychoanalytic Thoughts on the European Refugee Crisis and the Other. Psychoanalytic Review 104:661-685