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Centro Milanese di Psicoanalisi - Società Psicoanalitica Italiana

Westworld: Un essere che non è in grado di ricordare non ha una storia da cui imparare

di Daniela Mingotti

In occasione degli incontri organizzati da febbraio a giugno 2019 dalla Casa della Cultura e dal Centro Milanese di Psicoanalisi nell’ambito della rassegna “Frontiere della Psicoanalisi” sul tema della MEMORIA  vorrei attirare l’attenzione sulla serie televisiva Westworld, una fiction dove la memoria svolge un ruolo chiave.

Westworld  – una serie televisiva americana diretta da Jonathan Nolan e Lisa Joy per la HBO – prende spunto dal film “Il mondo dei Robot” (1973), a sua volta ispirato ad un romanzo di Michael Crichton. Viene affrontato il tema dell’intelligenza artificiale e della nascita della coscienza negli androidi, in un mondo futuribile dove la razza umana ha replicato se stessa, grazie a sofisticate tecniche di bio-ingegneria.

Dopo appena poche sequenze, scopriamo che Westworld è un immenso e peculiare parco dei divertimenti dove i “residenti” – androidi indistinguibili dagli esseri umani – incontrano ed interagiscono con gli “ospiti”. Questi ultimi, sono uomini e donne che, dietro il pagamento di un ticket, si sono garantiti l’accesso a questo “paradiso del peccato” dove non c’è espiazione, ma neppure redenzione. “Dove tutto è concesso” è il sottotitolo di questa prima stagione e riusciamo facilmente ad immaginarci le fatali conseguenze di questa stato di assenza del limite: la frontiera tra l’umano e l’inumano e il disumano si fa opaca; la sovrastimata capacità di pensare della razza umana lascia libero il campo all’onnipotenza; la pulsione si esprime come vorace insaziabilità; la crudeltà e la violenza sono la regola; i sentimenti vengono banditi perché ti rendono patetico.

Paesaggi mozzafiato, fotografia magistrale, impeccabile ricostruzione del Vecchio West, un plot intrigante e mai scontato, recitazione pregiata, tutti ingredienti accattivanti che ti tengono incollato allo schermo in attesa del successivo sviluppo. Inizialmente, l’insieme è di una bellezza scioccante, “di splendore nell’erba, di gloria nel fiore” per rubare la parole al grande poeta Wordsworth. Successivamente, arrivano “pensieri che…giacciono anche pieni di lacrime”. Quando, le scene violente iniziano a moltiplicarsi, oltraggiando il perbenismo con cui pensiamo alla nostra natura umana, ci si inizia a domandare, smarriti, se davvero saremmo in grado di coltivare ed esaudire pulsioni tanto violente, se solo potessimo farlo e restare impuniti. Mentre resto incollata al video, mi vengono in aiuto le parole di Bion di “Memoria del Futuro” (1975) quando ci mette di fronte a “vertici non affatto rispettabili”, quei vertici violenti che la mente umana spesso assume – ognuno di noi, nessuno escluso – quando cioè usiamo i nostri apparati mentali come fossero strumenti evacuativi, piuttosto che generativi di pensieri e significati. Non c’è nulla di rispettabile in quello che gli uomini e le donne fanno all’interno del parco, se non il doloroso riconoscimento che gli aspetti psicotici della personalità umana non sono affatto fantascienza.

Tornando all’arte – redenzione e riscatto di noi esseri senzienti, arte che ci permette di prendere dentro anche il disumano che ci abita – presto capiamo che gli androidi maltrattati non hanno coscienza di quello che subiscono perché non ne hanno memoria. Un essere che non è in grado di ricordare non ha una storia da cui imparare, neppure una identità da cui trarre forza.

La memoria è il cuore pulsante di questa serie, così come lo è nella rassegna Frontiere della Psicoanalisi, la cui brochure racconta che “il senso della storia, sia personale che collettiva, rappresenta la base per recuperare un pensiero critico e consapevole che si ponga come scopo quello di capire, non di avere ragione”. Ad un certo punto, gli androidi vivono la stupefacente esperienza di essere sorpresi da un ricordo. Da quel momento, le macchine iniziano ad osservare i fenomeni con occhi nuovi e stupiti, sebbene non sempre “benevolmente” stupiti.

Buona visione e buoni incontri a tutti!   Daniela Mingotti

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